IL SABATO DEL VILLAGGIO, di Giacomo Leopardi

Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi

IL SABATO DEL VILLAGGIO, di Giacomo Leopardi

Recensione di Elvio Bombonato, dedicata a Cristina Saracano
La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E’ come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.
Insieme a “La quiete dopo la tempesta”, stesso settembre 1829, forma un dittico: “i due miti del borgo” (Fubini).  Il borgo è Recanati, con cui L. ebbe un rapporto di amore e odio (vedi il “natio borgo selvaggio”, 2a strofa delle “Ricordanze”), miti perché viene trasfigurata.  L. si pone come “io”, voce fuori campo, che osserva Recanati, “figura della condizione umana”.  I due canti hanno la stessa struttura: la descrizione del borgo (dopo la pioggia; durante il sabato), seguita dalla riflessione filosofica in forma di apologo (Il velo allegorico nasconde una verità).
Il tema è unico, la felicità (che L. chiama piacere).  Nella “Quiete” essa consiste nella cessazione di un dolore: è vero, quando cessa in noi un dolore (mal di denti e altro) per un poco siamo euforici. Dopo la pioggia, la vita del borgo progressivamente risorge, L. descrive gli abitanti, gli umili per scelta quasi realistica, che riprendono la loro attività.  
Nel Sabato” la felicità consiste nell’aspettazione di essa.  E’ il sabato il giorno più bello, perché si aspetta la domenica, mentre la domenica si penserà al lunedì.  Anche qui la descrizione del borgo è di una bellezza suprema: la ragazza che pensa a come si abbiglierà l’indomani, la vecchierella che racconta la sua gioventù, i bambini che giocano in piazza, il contadino che torna a casa, il falegname che di notte finisce il lavoro.  La scansione è temporale: Recanati è descritta al tramonto, alla sera (con un indimenticabile inserto paesistico vv. 16-23), la notte.  Abbiamo quindi una strofa riflessiva, la III:
PARAFRASI: Il sabato è il giorno più piacevole dei sette, perché vissuto nella speranza e nella gioia. Domenica invece subentreranno la malinconia e la noia (“il male di vivere” direbbe Montale; il “taedium vitae” dei latini), portate dal trascorrere delle ore; e ogni abitante penserà di nuovo al suo lavoro consueto. 
Nella strofa finale, la IV,  L. si rivolge a un ragazzino, un preadolescente diremmo noi (il tuo fratellino), e gli dice di non avere fretta di diventare grande, perché si accorgerà che le speranze e la  gioia della giovinezza nell’età adulta non si realizzeranno.                                                                                                                               PARAFRASI.  Ragazzino spensierato (vocativo), sappi che la tua giovane età è come un giorno (similitudine) pieno di felicità, un giorno luminoso e privo di preoccupazioni, che anticipa l’arrivo dell’età adulta, che tu ora pensi sarà una festa.  Sii felice ragazzo mio (affettuoso, L. non ebbe figli, e mai fece l’amore, pur adorando le donne), la tua condizione è dolce, questo periodo della tua vita è allegro.  Non voglio dirti altro.                                 Adesso bisogna mettere a posto il periodo:  – Non ti dispiaccia (proposizione principale) che la tua festa (presunta: l’età adulta) tardi ancora ad arrivare.
I bambini infatti venivano subissati di divieti, con la motivazione: “quando sarai grande (la canzone di Bennato), allora… per ora comando io”.  Pertanto fremevano dal desiderio di esserlo.
Al tema della felicità come attesa del futuro, sperato felice, si aggiunge quello della giovinezza come periodo bello della vita perché pervaso dalle illusioni, che l’arido vero”, cioè la verità sulla condizione umana, ancora non ha distrutto.  Speranza e giovinezza sono i due temi di “A Silvia”.
CANZONE LIBERA O LEOPARDIANA: nella metrica L. in parte rimane fedele alla tradizione, in parte innova.  Poiché il suo scopo primo è la musicalità dei versi (il titolo “Canti”), sente strette le regole classiche della Canzone.  Allora, mantiene la divisione in strofe, la presenza di endecasillabi e settenari e qualche rima (anche in mezzo al verso); le strofe però saranno di lunghezza diversa, la posizione degli endecasillabi e settenari non sarà più obbligata, ma liberamente disposta., seguendo un ritmo musicale.
La “Quiete” e il “Sabato” appartengono ai cosiddetti grandi idilli, che comprendono anche “A Silvia”, “Le ricordanze”, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, “Il passero solitario”.
foto wikipedia

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