C'ERA UNA VOLTA, Giuseppe Ungaretti
recensione di Elvio Bombonato
Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna
Quota 141, 1 agosto 1916
La scrisse in trincea, nel periodo più cruento della guerra, quello delle battaglie sull'Isonzo per conquistare Gorizia. Soldato semplice, nonostante fosse colto, veniva dalla Sorbona, il 28enne Ungaretti, fraterno di Apollinaire, morto sul fronte francese, da cui mutuò la tecnica poetica rivoluzionaria con i versicoli, talvolta anche di parole vuote (es.” S.Martino del Carso”), assenza di punteggiatura, stacchi, sintassi inesistente, con talvolta settenari ed endecasillabi mascherati. Questa poesiola è onirica, una fiaba, vedi il titolo, una pausa in attesa dell'assalto nostro o degli austriaci. Il passaggio dalla vita durissima in trincea alla Parigi del Quartiere Latino: la poltrona anticipa il caffè (in Francia i bar li chiamavano così), remoto, anticipato a sua volta da solo (in realtà ci sarà stato il baccano dei giovani pittori e poeti, i quali discutevano le tecniche di un quadro giapponese appena arrivato, che un mercante d'arte cercava di vendere a degli squattrinati che bevevano l'assenzio di Degas), e l'indeterminata luna leopardiana che lo sovrasta.
- Bosco Cappuccio: il nome della località sul Carso; notevole l'allitterazione ottenuta con la co e ca, occlusive velari sorde.
.- declivio: pendio, il prato è in discesa; la v anticipa il versicolo successivo.
- velluto verde: sinestesia tatto/vista; allitterazione con la v, labiodentale sonora:
analogia per indicare il prato.
- similitudine breve introdotta dal come.
- dolce poltrona : altra sinestesia gusto/tatto; allitterazione della dentale sonora d, e sorda t.
- appisolarmi: verbo ottativo col suffisso riflessivo.
- là: a Parigi, nel sogno- dormiveglia, nel caffè.
- solo: in realtà Ungaretti soldato era molto socievole (“Fratelli”) e solidale, anche col nemico, ma ora si sente, o vuole essere, solo. Allitterazione col versicolo precedente appiSOLarmi SOLo, con la sibilante messa in rilievo.
- fievole: f: labiodentale sorda; v: labiodentale sonora, accostate nella stessa parola.
- come questa: due parole vuote (una deissi e una congiunzione), che formano un verso.
- di questa luna: la deissi, il dimostrativo che da pronome passa ad aggettivo: tautologia (una spiegazione che non spiega, ma ripete sé stessa).
Velluto verde: allitterazione che ribadisce il passaggio di campo semantico dal prato al caffè.
Luce fievole: dilata l'ombra all'infinito (Ossola), la vaghezza dell'Infinito leopardiano: dalla" veduta ristretta" (Zibaldone) dalla siepe, all'ombra della luna debole.
-Intensa presenza delle dentali sorde le t e sonore le d, in tutta la poesia.
La lirica passa dai contorni domestici (velluto poltrona appisolarmi) a uno studiato processo di astrazione per progressiva indeterminazione dei deittici (Ossola).
Si tratta di un paesaggio mentale, della memoria, nella catena presente passato presente. Il poeta cerca una protezione regressiva nel desiderio di essere altrove.
L'effetto di irrealtà provocato dalla luna non diventa la proiezione di una speranza, bensì dell'irraggiungibile passato (Bersani).
Pubblicata sul Post Blog di Pier Carlo Lava, il 10/12/2016

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