DINO CAMPANA, ottobre 1016, recensione di Elena Di Gesualdo e Elvio Bombonato

Dino_Campana
DINO CAMPANA, ottobre 1016, recensione di Elena Di Gesualdo e Elvio Bombonato
I piloni fanno il fiume più bello
E gli archi fanno il cielo più bello
Negli archi la tua figura.
Più pura nell’azzurro è la luce d’argento
Più bella la tua figura.
Più bella la luce d’argento nell’ombra degli archi
Più bella della bionda Cerere la tua figura.
DINO CAMPANA, ottobre 1016
E’ l’amore il tema dominante, il sentimento impetuoso che supera i confini : ‘i piloni’, ‘ gli archi’ conferiscono alla ’tua figura’ bellezza più chiara, più pura.  L’amore non conosce trappole, dalle quali si svincola; gli elementi-limite sono la cifra da cui si erge l’anelito verso il cielo, fino a rendere sublime l’immagine di lei, ‘più bella della bionda Cerere’ (la madre della terra).  E’ l’unico tratto di descrizione fisica che propone Campana, per dirci la nobiltà della donna da lui amata, eco de ‘I capei d’oro a l’aura sparsi’ di Petrarca, il quale scrisse il Canzoniere per celebrare l’Amore).  Anche ‘l’ombra degli archi’ non rende silente la magnificenza di lei ‘più bella luce d’argento’, si tratta di un   ossimoro (luce/nell’ombra), che esprime in modo mirabile la prepotente delicatezza naturale dell’Amore.
Dino Campana nacque a Marradi nel 1885 e morì nel manicomio di Castel Pulci nel 1932.  Questa lirica non si trova nei suoi “Canti orfici”; è tratta da una lettera scritta a Sibilla Aleramo nell’estate 1916.  L’amore tra i due poeti fu contrastato, doloroso, con alti e bassi provocati da lui. Innamorati fino alla follia, appunto. l’Aleramo scrisse che per lei fu l’amore più importante della sua vita. La follia di lui: a Carlo Carrà scrisse “Il colpevole della guerra sono io”.
 Lei, 40enne, lo aveva cercato. La storia d’amore inizia il 3 agosto 1916, durando fino al dicembre 1917.  Il 12 gennaio 1918, 33enne, viene ricoverato in manicomio, affettuosamente curato dallo psichiatra Carlo Pariani. Questa lirica non è visionaria come quella dei “Canti orfici”, bensì visiva: l’iterazione delle immagini le rallenta e produce l’effetto di immobilità.
La biografia più bella di Campana è quella scritta dal compianto Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”, Einaudi 1984.
elena di gesualdo  –  elvio bombonato
foto wikipedia

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