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Angolo di prosa: “Amo il silenzio” Maria Rosa Oneto

Angolo di prosa: “Amo il silenzio” Maria Rosa Oneto

AMO IL SILENZIO (di Maria Rosa Oneto)
Il silenzio non ha note. Rabbrividisce nella notte oscura. Parla alla natura con un linguaggio muto, che sa di ringraziamento e preghiera.
Al chiaro di luna o sotto un gravido cielo cosparso di nubi, fa eco al cuore. Tace la città, le famiglie con i bambini addormentati, i pensatori del nulla, i lavoratori con i segni sulle mani, i ladri di professione senza un alibi da inventare, i poeti che nella mente conservano: creatività e un sano dolore per il domani.
Nulla par muoversi o respirare. Soltanto il vento, fischia tra le persiane, come un giovinetto in vena di scherzare. Nelle stanze, la luce è spenta o fievole, velata da una stoffa gettata a caso. Sui muri, talvolta, si disegnano strane ombre che il respiro ingigantisce, percuote o trattiene, quali spiriti del passato.
Il silenzio, solitario e ripetitivo, a ben ascoltarlo, lenisce le ferite, gli occhi umidi di pianto, le angosce a lungo trattenute. È un balsamo, un placebo, che viene propinato gratis e non ha controindicazioni. In esso, possiamo: nasconderci, illuderci, sperare, realizzare sogni e desideri. Persino “truccare” il destino che ci ferisce o le solite incombenze quotidiane.
Trarre dal silenzio, una sorta di guida spirituale, serve a recuperare vigore, distendere i nervi,
placare gli istinti più bestiali. Talvolta, la mente, stanca di ascoltare e incasellare parole, desidera il silenzio come le formiche, il pane per nutrirsi.
La meditazione, le forme del pensiero, la riflessione, debbono trovare sintesi e armonia per potersi esprimere. Nel frastuono, nel caos, tutto si decompone, s’inaridisce e muore.
Ascoltando il silenzio, diventa possibile: ritrovarsi, conoscersi nel profondo, perdonarsi e amarsi.
Anche la Terra, vuole il suo silenzio, quando un albero cade, un animale ferito perde la vita, un paesaggio o un habitat vengono sconvolti dall’avidità dell’uomo. È un “silenzio piegato”, senza risorse, annichilito che tuttavia, di punto in bianco saprà risorgere.
Nelle trame del silenzio, ci riscopriamo ancora bambini, assetati di sapienza, fantasia e conoscenza. Desiderosi di toccare la luna con un dito. In grado di provare affetto sincero, tenerezza e misericordia.
Amo questo silenzio, dove esploro i limiti dell’anima, le personali “chiusure”, le domande senza risposta, il senso vero della sofferenza.
In silenzio ricucio le ferite, i drammi già recitati, i miraggi volati tra le stelle e il mio essere donna davanti al sole che ride!

Maria Rosa Oneto, diritti intellettuali riservati all’autrice

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