Racconti: La parentela, di Tiziana Valori
LA PARENTELA (racconto breve)
Quest’amore parte da lontano, dall'adolescenza, quando ciascuno di noi corteggiava e veniva corteggiato 'seriamente', come si usa dire, io da Rosario e lui da Biancamaria.
Ma si stava in gruppo, ci si divertiva e si rideva tanto. Io tenevo banco senza accorgermene e G. era fortemente presente, ballava divinamente e non la smettevo di considerarlo il più desiderabile maschio che avessi per amico.
Ci guardavamo, si passava giorni e serate assieme, vicini vicini, a non smettere mai di raccontarci le nostre cose e le considerazioni sul mondo. Anche da grandi l’avere quella quasi cotta reciproca ci portava a fare grandi camminate allacciati, o tenendoci per mano come qualsiasi fidanzato.
Ma era mio cugino. Due dei nostri genitori erano figli di fratelli e un amore completo con G. mi sarebbe sembrato un volere approfittare di un parente che aveva una evidente infatuazione per me, di star compiendo un incesto.
Di concreto fra noi scappò un solo bacio labbra a labbra, ma a stampo per pochi secondi e senza alcuna conseguenza. Eppure eravamo già sposati con i nostri relativi consorti.
Ancora oggi, sentendolo telefonicamente dopo anni, mi è sembrato che il mio sempre amato G. non riuscisse a parlare per l’emozione di sentirmi.
L’amore platonico eccolo qua, esiste e mi fa pensare all’effetto durevole e intenso della mela mai colta. E per tutti e due.
Tiziana Valori

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