Una massa di capelli
scuri su un visino abbronzato, poco più che da bambino. Mi dicono
che é lui il campione mondiale di quad, categoria cadetti. La
muscolatura ben delineata, costruita in una vita di duri allenamenti,
ne fa risaltare la magrezza e la giovane età. Cerco di avvicinarmi
per porgli qualche domanda. É un ragazzino dall'aria simpatica, mi
supera di poco in altezza.
Inizio a fargli delle
domande, lui tentenna e si sofferma a riflettere, un po' emozionato.
Deve razionalizzare ed esprimere a parole quella che per lui é pura
passione. Me lo avevano descritto come un ragazzo competitivo, che
riesce a raggiungere gli obiettivi che si prefigge, ma che
difficilmente si monta la testa. E anche in questa occasione, anche
se é visibilmente felice e soddisfatto, sembra continuare ad avere
la giusta considerazione di se stesso.
Inizio a chiedergli quali
sensazioni prova quando corre e lui mi risponde di provare un senso
di estrema libertà e di dimenticare tutto il resto, concentrandosi
su quello che sta facendo, mentre l'adrenalina sale.
Mi dice che si preparava
al mondiale da un anno, integrando gli allenamenti con il quad con
attività come il nuoto, la corsa, la bicicletta per “avere il
fisico” dice lui, perchè il quad richiede una corporatura robusta
e muscoli allenati. Mi conferma di essere competitivo e di mettersi
di continuo alla prova, cercando di superare se stesso, gareggiando
anche con gli adulti e allenandosi, quando é possibile, con Andrea
Cesari. Mi
da dei dettagli tecnici. Mi dice che in Italia corre con un motore
450, mentre ha corso questo mondiale con un motore 250, che é la
cilindrata massima consentita per la sua categoria. Il quad che ha
utilizzato per il mondiale é stato assemblato usando il motore di
una moto ktm 250 e diversi pezzi già predisposti.
Quest'anno, Christian
Versaci ha rinunciato alle vacanze estive per costruire il suo quad,
trascorrendo giornate intere in officina, insieme al suo papà.
Di certo di quest'estate
non dimenticherà le emozioni.
Concludo presto la breve
intervista. Non occorre proseguire. Mi rendo conto che questo ragazzo
é un motivo di orgoglio per Cortereggio, che lo ha visto crescere,
ma anche per Reggio Calabria, la città da cui provengono i genitori,
non solo perchè é campione del mondo, ma per quello che é.
Poco prima di salutarmi
mi dice: “Scrivi che uso lo stesso impegno per la scuola!”. E
certo che lo scrivo. E mi congedo da lui, con la sensazione che farà
tanta strada nella vita.
Maria Gangemi

Complimenti
RispondiElimina