Racconto per pochi, dolci amici: indovinate chi è?, Riccardo Lera Alessandria
Racconto per pochi, dolci amici: indovinate chi è?
Non so se capiti anche a voi ma, per consolarmi, inizio a credere che ognuno abbia, nella vita, almeno un amico o un'amica che ha il pregio di chiamarti al cellulare sempre nei momenti meno opportuni.
Per favore, non fatemi sentire una mosca bianca e ditemi che, anche per voi, è proprio così: sei sotto la doccia e squilla il cellulare? Tranquilli, è lui. Dormi profondamente nel cuore della notte? Non sbagli: è ancora lui che ti cerca. Stai facendo l'amore dopo digiuni sessuali memorabili? E' matematico: lui c'è!
Io ho M.
M. ha una capacità di calcolare al millesimo di secondo la frazione di tempo durante la quale il suono del cellulare rappresenta la massima rottura di coglioni possibile. L'elenco di questo rilievo anamnestico è lungo ed articolato e va dal momento in cui mi casca per terra una lente a contatto a quando in macchina sto facendo una pericolosa inversione a U, da quando mi dimentico di silenziare la suoneria in chiesa a quando arrivo a casa e, dopo aver saltellato gemente in ascensore, mi fiondo finalmente in bagno per espellere tre ettolitri e mezzo di pipì.
A causa della mia professione, di due genitori anziani e della mia scemenza, perché così sentenzia mia moglie, anche in quei frangenti drammaticamente acustici non riesco a fregarmene e, con l'agilità pachidermica che mi contraddistingue, inizio tutta una serie di operazioni volte a combattere la scarsa abilità motoria imposta dal mio settimo di tonnellata di peso. La prima manovra sfiora il contorsionismo, perché ovviamente il cellulare, risuonante come la tromba del giudizio universale, si è incastrata nella tasca dei pantaloni, quelli che ovviamente odio di più perché l'imbocco stesso della tasca è quello più stretto offerto dal mio guardaroba. Poi, dopo aver lottato col mazzo di chiavi, con i maledetti centesimi proditoriamente rifilatimi come sempre al supermercato e con l'ennesima chiavetta USB cercata per ore il giorno precedente, estratto il cellulare con le dita strizzate a guisa di forcipe, successivamente cerco di incastrare lo smartphone fra la spalla destra ed il collo, nel tentativo spesso vano, di far combaciare il microfono col mio padiglione auricolare.
Lei, perché M. è una lei, amica e collega diabetologa pediatra, dopo aver empaticamente prodotto un inarticolato grugnito, che nelle sue adorabili intenzioni dovrebbe semplicemente imitare uno dei miei, a quel punto solitamente pone, alla mia incazzatissima attenzione dettata dal momento, quesiti di una profondità colossale. Tipo:
"Ciao, dove sei?" oppure
"Ciao, cosa fai?" fino a giungere all'inarrivabile
"Ciao, ti disturbo?"
A quel punto il mio proverbiale grugnito è effettivamente emesso, ma solo allo scopo di soffocarmi in gola irrispettose risposte, figlie dall'analitica ricerca, fra i miei file mentali, di tutte le possibilità atte a spedire a quel paese un interlocutore.
M. è una diabetologa pediatra itinerante senza requie in ogni ospedale di mezza Italia, settore nord-ovest. Al di là di tutto ciò, per me M. è come una sorella e, al di là di queste quisquilie, le voglio dedicare una canzone, sottolineante uno dei suoi celeberrimi difetti.
Per far la vita meno amada
te sei persa 'n autostrada
e quanno er sole scenne e more
tu me magnifichi l'infusore.
La voce è poca ma intonada
e ce cantiam 'na serenada
ma solamente 'a fà in maniera
de farme 'n incubo a primma sera.
Tanto per sbaglià
perchè te senti la frizione 'n core
Tanto per frenà
chè sul pistone te ce naschi un fiore
Fiore d'autostrà
che t'ariporti pure sto motore
che si è ammazzato alle gite tue
e te s''accendevano tutte le spie
E per di che sei pe' strada
te sei diretta pure a Ovada
non lo fai solo 'pe dispetto
ma 'cò 'na smania dentro ar petto
io te lo dico a voce piena
ed è ormai 'na cantilena
e non c'è modo che non accada
ma te sei sempre ancora a Ovada
Tanto per sbaglià
che te senti la frizione 'n core
Tanto per frenà
Che sul pistone te ce naschi un fiore
Fiore d'autostrà
che t'ariporti pure sto motore
che si è ammazzato alle gite tue
e te s'accendevano tutte le spie

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post