by, Marianna Fici
SENZA NOME...
Sul freddo giaciglio
di uno spesso cartone
adagiava le membra stanche.
Scarno quel viso stanco
accentuato da solchi profondi,
le rughe di tante primavere...
di uno spesso cartone
adagiava le membra stanche.
Scarno quel viso stanco
accentuato da solchi profondi,
le rughe di tante primavere...
Tra i rifiuti rovistava ogni cosa
le sue mani stanche e tremanti
di una vita affranta e dolorosa.
Niente più gli importava
nemmeno il freddo e la fame più sentiva
sola la voglia di morire l'assaliva...
le sue mani stanche e tremanti
di una vita affranta e dolorosa.
Niente più gli importava
nemmeno il freddo e la fame più sentiva
sola la voglia di morire l'assaliva...
Dormire era un conforto per non ricordare
anche se le fitte nel cuore gli facevano male,
una vita a stenti e poi l'abbandono
come se nulla avesse fatto di buono.
Quel giaciglio era diventato la sua casa,
adesso quel senza nome non dovrà più chiedere scusa...
anche se le fitte nel cuore gli facevano male,
una vita a stenti e poi l'abbandono
come se nulla avesse fatto di buono.
Quel giaciglio era diventato la sua casa,
adesso quel senza nome non dovrà più chiedere scusa...
MARIANNA FICI 28-10-2017

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