Luca Telese: “Bravo ministro Calenda, il Jobs Act va rottamato. La legge sul lavoro di Renzi è sbagliata”
di infosannio
Se il colosso
Mittal riassume i suoi operai dell’Ilva, ovviamente, in base alla riforma di
Renzi e Poletti, ha tecnicamente il diritto di riscrivere le loro retribuzioni.
Perché delle due l’una: o ha ragione Calenda e allora quella legge è sbagliata,
o quella legge è giusta e allora Calenda ha torto
Sono d’accordo con il ministro Carlo Calenda che
rottama il Jobs act, con la sua presa di posizione sull’Ilva. Purché si capisca
che, effettivamente, di questo si tratta: il ministro contesta l’azzeramento di
tutti gli stipendi pregressi dei dipendenti dello stabilimento di Taranto,
predisposto dalla nuova proprietà, ma è come se dimenticasse che quel
provvedimento è figlio di una legge che è il principale punto di identità del
suo governo (e di quello precedente di cui è fotocopia) il Jobs act.
L’azzeramento dei diritti pregressi in caso di riassunzione, infatti è il perno
focale della riforma.
Al punto che diverse imprese hanno provato a licenziare i propri dipendenti e a riassumerli, per privarli dell’articolo 18 e delle sue tutele.
Quindi se il colosso Mittal riassume i suoi operai dell’Ilva, ovviamente, in base alla riforma di Renzi e Poletti, ha tecnicamente il diritto di riscrivere le loro retribuzioni. Perché delle due l’una: o ha ragione Calenda e allora quella legge è sbagliata, o quella legge è giusta e allora Calenda ha torto. Avvicinandosi la data del voto è legittimo sospettare, quindi: Calenda contesta la Mittal dopo che il governo ha firmato un accordo in base a cui la Mittal ha scritto il suo piano, e del Rio fa lo sciopero della fame (di un giorno) contro il suo governo - cioè contro se stesso - che non pone la fiducia sul ius soli. E intanto il Pd e Gentiloni vogliono imporre un voto di fiducia sulla terza legge elettorale consecutiva che prova a sottrarre ai cittadini il diritto di scegliersi i propri eletti. Continua a leggere….
Al punto che diverse imprese hanno provato a licenziare i propri dipendenti e a riassumerli, per privarli dell’articolo 18 e delle sue tutele.
Quindi se il colosso Mittal riassume i suoi operai dell’Ilva, ovviamente, in base alla riforma di Renzi e Poletti, ha tecnicamente il diritto di riscrivere le loro retribuzioni. Perché delle due l’una: o ha ragione Calenda e allora quella legge è sbagliata, o quella legge è giusta e allora Calenda ha torto. Avvicinandosi la data del voto è legittimo sospettare, quindi: Calenda contesta la Mittal dopo che il governo ha firmato un accordo in base a cui la Mittal ha scritto il suo piano, e del Rio fa lo sciopero della fame (di un giorno) contro il suo governo - cioè contro se stesso - che non pone la fiducia sul ius soli. E intanto il Pd e Gentiloni vogliono imporre un voto di fiducia sulla terza legge elettorale consecutiva che prova a sottrarre ai cittadini il diritto di scegliersi i propri eletti. Continua a leggere….

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