La cultura non si mangia ma va in malora, Agostino Pietrasanta

Agostino Pietrasanta
La tragedia più devastante è sempre la vita di una persona; e ieri, dopo il crollo di un capitello (“peduccio”) nella basilica di S. Croce a Firenze, un turista colpito dalla caduta, ci ha rimesso la vita. Tanto basterebbe per accompagnare la notizia con rispettoso silenzio, ma qualche considerazione mi sarà permessa. Potrei completare la mia nota settimanale proponendo un elenco delle rovinose condizioni di tanto patrimonio artistico della nazione: da Pompei, ad Acireale, alla basilica di Loreto, alla reggia di Caserta si darebbe la stura ad un’elencazione impietosa per un Paese che possiede un tesoro d’arte abbandonato, almeno in parte cospicua. E, tanto per contentino, ci sarebbe da chiedere che fine stanno facendo i finanziamenti regionali e centrali per la valorizzazione (!?) della nostra Cittadella. Si fanno progetti o si aspetta manna celeste?
La questione inquietante, per quanto mi riguarda però, sta in un impietoso confronto tra ciò che la”Costituzione più bella del mondo” dice e come procede la sua realizzazione. Si dice ad esempio dell’impegno della Repubblica a promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca e i fondi necessari vengono negati in nome di una “materia” che non si mangia; si dice che lo Stato protegge il patrimonio artistico e qui se non ci fosse da piangere ci sarebbe da scompisciarsi di risate.

Si dice che la Repubblica provvede a rimuovere gli ostacoli che fossero di impedimento all’uguaglianza e, nel corso degli anni, non senza la colpevole (non dolosa, per carità!) iniziativa dei sindacati, si sono perpetrate condizioni di squilibrio vergognose tra le categorie ed all’interno delle medesime. E via elencando. Cosa ne pensano i difensori ad oltranza della Carta? non si rendono conto che stanno difendento una carta, cioè la lettera e non invece la Carta e cioè lo spirito stesso del nostro impianto istituzionale e democratico? Si tratta ed ovviamente solo di un interrogativo, cui ragionevolmente si potrebbero opporre risposte diverse.
C’è in ogni caso da precisare un’ altra questione essenziale; rectius (meglio), ci sarebbe una domanda da rivolgere ai soloni che richiamano continuamente il carattere non commestibile della cultura. A loro chiederei: se voi vorreste proporre un itinerario turistico, ve la sentireste di mandare la gente al rischio di vita? e se non doveste sentirvela voi, perché se lo dovrebbero arrischiare gli altri? Il minimo della giustizia e non certo della carità e proprio lì: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Non basta. Come la mettiamo, a fronte di certe tragedie, se dovesse crollare, o anche solo frenare, la risorsa del nostro turismo? Sicuramente da attenti e sensibili a ciò che si mangia, ne sono sicuro, avvertirete che ci sono di mezzo risorse, ci sono di mezzo soldi che vanno in altre direzioni. E coi soldi, voi lo sapete, si mangia.








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