IL CANTO SUBLIME DELL' USIGNOLO, Giorgio Ombrini


IL CANTO SUBLIME DELL' USIGNOLO

Dall'Africa giunge in Italia ai primi d'aprile,
prima si avvia a gorgheggiar solo la notte;
per i cacciatori le anime vengono sedotte,
a loro annuncia l'alba, con un soave stile!
Con il silenzio s'ode pur sul far della sera,
il suo virtuosismo pare un inno romantico,
un'esibizione con trilli, un eccelso cantico
Per me la sua voce è delicata ed austera.
In estate si può ascoltare anche di giorno
I suoi gorgheggi son alquanto complessi!
Fa strofe con toni singoli e doppi, inflessi.
Appaion trilli leggiadri vibrati da un corno.
I suoi canti fan concepir il Cielo col cuore.
La sua melodia pare un'armonica poesia!
La sa rappresentar con squisita maestria.
Detto l'ondina del boschi, dipinge l'amore.
È un cantore che asseriscon porti fortuna,
il suo spirito acuto penetra in tante anime.
Chi ne resta colpito spesso versa lacrime,
in particolar se il brano è rivolto alla Luna.
Vive nelle folte boscaglie ricche di arbusti.
Ricordo, tra una siepe ho visto il suo nido,
era spoglio, fatto di foglie, muschi e sfrido
Accanto ad erbe alte c'eran alberi vetusti!
Era celato, ma sentivo bene i suoi incanti.
Mi sedevo su un ceppo, così mi rilassavo.
Ero coinvolto, per provar un coro cantavo,
esaltato da suoi “vocalizzi” appassionanti.

Giorgio Ombrini

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