da AMORI & VECCHI RANCORI, Marcella Nardi
Bussarono alla porta facendo sussultare Loiacono. Oddio che giornata! pensò alzandosi di scatto come se qualcuno glielo avesse ordinato.
Era Marangi, il bidello tuttofare. «L’abbiamo ritrovata, signor preside!»
«Chi?»
«Come chi. La professoressa Adinolfi». Il timbro di voce e il suo aspetto mostravano un uomo terribilmente sconvolto. Loiacono aveva notato più volte lo sguardo di ammirazione del bidello per il corpo flessuoso della professoressa Adinolfi. Come biasimarlo? Quella donna era un vero spettacolo della natura: bella senza volgarità, sempre elegante, volto sorridente e quegli occhi azzurro intenso che quando guardavano un uomo, lo facevano andare fuori dalla Grazia di Dio.
«Nel ripostiglio degli attrezzi!»
«E come ha fatto? Non credo avesse le chiavi».
«Anch’io non so spiegarmelo. Le chiavi sono in una cassaforte insieme a tutte le altre chiavi di utilità. È un mistero, signor preside. Inoltre, e questo rende il tutto un vero rompicapo, quelle chiavi sono lì. Sembra che non si siano mosse dal loro posto abituale».
«Ma stai scherzano, Sergio?»
«Signor preside, con tutto il rispetto, ma le pare che mi metta a scherzare in un simile frangente?»
«Sì hai ragione, scusami. Sono esausto. Il buon nome di questa scuola, tutta sta polizia e i giornalisti che sembrano un branco di squali affamati. Raccontami come hai fatto allora a trovare la professoressa».
«Certo, signor preside. Dopo il trambusto di stamane, mi serviva uno straccio per pulire una parte di passamano che sembrava essere stato toccato da un branco di maiali. Mi perdoni la frase, ma sembrava così. Giunto nei paraggi del ripostiglio, che come lei sa sono quasi solo io ad usarlo, mi è sembrato di sentire una voce chiamare aiuto. Tono basso che però ho subito riconosciuto: la professoressa Alessandra Adinolfi. Ho aperto subito». La fronte di Marangi, che si era fermato un istante, era imperlata di sudore, tale era la sua agitazione anche ora nel descrivere gli eventi. Poi riprese: «Venga, dottor Loiacono. I poliziotti sono già lì, ovviamente. Io sono subito corso qui da lei».
«Oddio! In che condizioni è la professoressa? La polizia era venuta qui non pensando di trovarla, ma per le indagini a seguito della denuncia. Hanno rovistato tutte le carte, dai registri alle note delle assemblee di classe e tra i professori. Domande a destra e a manca. Ma ora… lei qui. Oh, Vergine Santa!».
«Non so bene in che stato sia. Ho chiamato i poliziotti e sono venuto subito qui, come le ho detto».
«Andiamo allora e di corsa».
I due si mossero con un Loiacono che non sapeva chi gli stesse dando le forze per camminare, e anche di buona lena, per stare dietro al tuttofare Marangi.
La scena che si presentò ai loro occhi sembrava quella di un film del terrore.
Quasi irriconoscibile, la professoressa Adinolfi era a terra in uno stato di isteria. Accovacciata e con le braccia teneva strette le ginocchia, tremava tutta, dalla testa ai piedi. Era scarmigliata e con numerose ferite, soprattutto sulle dita che le sanguinavano, forse nel tentativo di aprire la porta dello sgabuzzino. Non aveva calze ed era senza slip.
«Ma perché? Perché? Cosa sono quelle manette?» continuava a ripetere la donna con uno sguardo di stupore, oltre a un’evidente paura che stava scuotendo il suo corpo. «Cosa pensate che abbia fatto? Fatemi spiegare tutto. Per favore!»
Invece di farla parlare, i due poliziotti, un uomo e una donna, cercavano di alzarla per ammanettarla.
«Lei è in stato di arresto per violenza su minori e atti osceni. Ci spiegherà tutto in commissariato, alla presenza di un avvocato e se non potrà permettersene uno le sarà affidato uno d’ufficio», continuava a ripetere la poliziotta.
Eppure c’è qualcosa di strano. Qualcosa che mi sfugge, pensò Loiacono nel guardare e ascoltare la professoressa in quelle condizioni pietose. Non poteva credere alle accuse che le stavano formalmente rivolgendo.
Alessandra Adinolfi era scomparsa da due giorni ed essendo adulta, le ricerche arano ufficialmente iniziate da quel mattino.
«La tua voce…», disse a un tratto e con voce flebile mentre Marangi rispondeva a una domanda del poliziotto. «Tu eri con loro…», continuò Alessandra Adinolfi rivolta verso il tuttofare, ma nessuno le dava retta, come se avesse solo farneticato frasi senza senso. Così, sporca e ricoperta alla meglio, venne finalmente sollevata e messa su un’ambulanza. Sedata, si addormentò subito, mentre Loiacono rimase per alcuni istanti fermo e imbambolato come una statua di marmo. La tua voce, ha detto un paio di volte guardando Marangi, pensò il preside senza sapere che fare. Marangi era uno che sbavava verso insegnanti e studentesse, anche se nessuno lo aveva mai colto sul fatto con le ragazze.
Controllata a vista da due guardie, il primo pensiero della professoressa Alessandra Adinolfi, dopo essersi svegliata su un lettino d’ospedale fu: anche se mi rilasceranno, avrò la mia vendetta…


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