on 23 settembre 2017 Domenicale ● Agostino Pietrasanta
Ho ascoltato, giovedì scorso, alla “Taglieria del pelo” ed a “Cultura e Sviluppo” due dibattiti, sostenuti rispettivamente da Rocchino Muliere, candidato alla presidenza dell’Amministrazione provinciale e da Gian Franco Cuttica di Revigliasco, sindaco pressoché neo/eletto di Alessandria. Premetto che si tratta di due personaggi che stimo sia personalmente sia per il ruolo che ricoprono e per la indubbia correttezza dimostrata nei rapporti istituzionali. E tuttavia il complesso dei ragionamenti posti in essere, mi ha lasciato alquanto perplesso, indipendentemente dalla posizione e dagli intendimenti dei protagonisti.
Partiamo dalla “Tagieria del pelo”; ovviamente non si può dar giudizio su chi non è ancora stato eletto, ma proprio la lucidità dell’intervento proposto ha messo in luce la fragilità delle situazioni trattate. Il fatto è che le norme per l’elezione del Presidente della provincia e delle competenze affidate all’Amministarazione costituiscono un vero e mostruoso “aborto” (aborto in senso figurato e mostruoso in senso tecnico). Alle corte: viviamo in un passaggio di ripudio della politica e si trova l’escamotage di elezioni di secondo grado. La trovata è irresponsabile perché i cittadini che già snobbano le tornate elettorali quando sono direttamente interessati, figuriamoci quando si trovano ad esserne esclusi. Un colpo esiziale per la tenuta democratica: che domenica gli amministratori comunali voteranno per l’Amministrazione provinciale, nessuno lo sa. Bel risultato di responsabilità di tutti alla determinazione della politica. Eppure, sia pure con confusioni inevitabili, grazie alla norma, le competenze della provincia sono di prima urgenza; basti pensare alle scuole ed alle strade. Evidentemente chi ha pensato alle leggi di riferimento dava per scantata la soppressione delle province, senza tenere conto dei possibili risultati del Referendum del 4 dicembre scorso.
E veniamo al sindaco. Dico subito che in apertura ha perso un’occasione per mettere in chiaro le indubbie competenze che gli riconosco senza riserve, circa il corretto ruolo delle Istituzioni. Se il moderatore, per rispetto alla opportuna cortesia propria degli onori di casa, gli ha fatto cenno al possibile “affaticamento di un Assessore in panchina”, mi sarei aspettato da un sindaco come Cuttica un’ immediata e non reticente precisazione: al netto dell’affaticamento, ci siamo trovati ad assistere ad una confusione di ruoli istituzionali e l’assessore in panchina ha posto in essere, sia pure in perfetta buona fede, ad un’azione lesiva di tali ruoli. Non si possono confondere le responsabilità della politica da quello delle dirigenze: se lo fa l’amicone del bar, pazienza, ma un pubblico amministratore non può permetterselo, neppure per “ignoranza” e neppure in buona fede. Intendiamoci: nessuno vuol scagliare la pietra per primo perchè c’è da tempo un andazzo che va stroncato, ma stavolta il caso è troppo esposto all’opinione pubblica. Ora, se i dirigenti sono capaci, li si lasci alle loro competenze, se non sono capaci, la responsabilità amministrativa provveda. Ovviamente in generale e non solo nel caso che ha posto la questione in agenda.
Accennerò ancora a solo a tre questioni sul tappeto. Forse la più urgente attiene la sicurezza della città in caso di pericolo alluvioni. Bene ha fatto l’assessore competente a precisare che per la pulizia del fiume deve provvedere l’AIPO (Agenzia interregionale per il Po), tuttavia mi sembra di aver notato qualche approssimazione sulle prospettive circa la cassa di laminazione. Salvo errore sempre possibile, per realizzare la cassa suddetta sarebbe necessaria una revisione del PAI (Piano per l’assetto idrogeologico), ma soprattutto sarebbe indispensabile una sinergia di intervento tra tali e tanti soggetti (AIPO, Autorità di bacino…) da rendere impervio il percorso: I presenti avrebbero dovuto essere informati, a scanso di facili illusorie aspettative; soprattutto avrebbero dovuto conoscere i costi di una realizzazione che richiederebbe non meno di dieci milioni di Euro ed un massimo che non si allontanerebbe dai quindici milioni. Tanto basti, ma nel frattempo non si potrebbe ricorrere al “tampone” di innalzamento del muretto di protezione. Se Marco Neri ingegnere capo che non butta mai le proprie opzioni allo sbaraglio, ha dato l’indicazione, un motivo ci sarà. Non si tratta certo di una soluzione adeguata, ma qualcosa farebbe. Tanto per ricordare: lo scorso novembre ci sarebbe stata qualche tranquillità in più.
Il sindaco ( e vengo alla seconda questione) ha descritto con lucidità, la condizione di isolamento del capoluogo, soprattutto dopo le scelte collegate all’alta velocità delle ferrovie; tuttavia l’isolamento più inquietante oltre a quelo rispetto alla capittale “morale” del Paese, Milano, c’è quello con la capitale istituzionale, Roma. Continuo ad insistere: da Milano partono frequentissime le “frecce rosse”; basterebbe farne fermare una ogni tre a Piacenza ed assicurare i collegamenti tramite “navette” coincidenti con le predette fermate. Il Sindaco batta i pugni anche con la regione e trenitalia perchè avrà sicuramnente gli appoggi dell’elettorato. Non se ne farà nulla? Il tentativo vale la candela!
Un breve aceeno ai parcheggi, prima di concludere. Non si può pretendere in pochi mesi e neanche in pochi anni ciò che non è stato ancora risolto: ci basterà il possibile ,senza chiedere i miracoli. Per intanto però si faccia ciò che è stato accennato: si approntino dei permessi a cifre ragionevoli per quelli che vengono a lavorare ad Alessandria da varie parti della provincia e non solo. Piccola cosa, ma, se realizzata, indicativa di una volontà. Si eviterà, anche solo in parte lo spettacolo degli addetti sempre in corsa a rilevare i divieti di sosta. Sia chiaro, chi parcheggia in zone blu, senza pagare il dovuto, è giusto venga multato; in ogni caso la “ronda” eccessiva a cogliere in fallo l’automobilista, fa spettacolo. Vedere per credere.
Tanto basti per concludere: se ci sei batti un colpo!
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