Pfas, errore grave del governo che vuole rinviare ancora!

«È incredibile che il governo abbia rinviato a fine anno e a una direttiva europea per imporre dei limiti stringenti per i Pfas. Per il ministro Galletti tali limiti sono stati definiti nel 2016, ed è vero. 
Ma sono altissimi. Grazie alla pressione dei nostri consiglieri regionali e deputati regionali il tema è finalmente diventato di urgenza politica oltre che di emergenza sanitaria e la regione Veneto ha deciso di correre ai ripari»: lo denuncia la senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Nugnes, componente delle Commissioni ambiente del Senato e della Bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Proprio in Bicamerale sono stati auditi oggi i sindaci di Lonigo e Trissino (provincia di Vicenza).

«Sempre secondo Galletti, un limite nazionale non servirebbe perché il problema PFAS riguarderebbe solo il Veneto. 
La realtà è che in chimica quello che non si cerca, non si trova: andrebbero esaminate le acque di falda e le acque potabili anche nelle altre Regioni, per poter escludere con fondamento scientifico la presenza di PFAS. C'è il rischio che la Miteni possa decidere di spostare l'azienda dove i limiti rimangono più elevati: per questo è necessario una politica di contenimento nazionale», spiega la Nugnes.

«Questi territori vengono avvelenati ormai da decenni: è inaccettabile che si continui a rimandare sulle soluzioni, come sta facendo la Lorenzin dicendoci di aspettare fino a dicembre per la direttiva Ue su queste sostanze. Ma abbassare i limiti non basta: Zaia dimostri di non aver agito spinto dalla campagna elettorale e chiuda la partita in modo concreto e definitivo, bloccando la produzione dei PFAS».

«È necessario - conclude la Nugnes - creare una nuova direttrice per l'approvviggionamento dell'acqua potabile, per uso civile per gli allevamenti e l'agricoltura. I pozzi sono avvelenai e la produzione agricola ha avuto un contraccolpo pesante. Serve poi la caratterizzazione dei suoli prioritaria per la bonifica. Le barriere idrauliche non sono sufficienti e l'unica misura definitiva è chiudere la produzione».

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