by, Loredana Mariniello.
ALL'ALBEGGIAR DI UN GIORNO DI PRIMAVERA
All'albeggiar del giorno,
odo augelletti inneggiar
la rosea primavera.
Assopita, finalmente,
si svela e incanto rivela.
E, tu, mia sposa,
di grazia orgogliosa,
non appari più inafferrabile,
irraggiungibile chimera,
venustà di nivea veste leggera,
porgi la mano a me,
candida, altera e fiera.
Sogno che tormenta
ogni mia sera,
ma sogno non sei,
fatale donna
di carne sensuale,
tremula e vera.
Sospirando dinanzi
a tanta luce e bagliore
son piccolo uomo,
sparisco dietro il rossore,
ansimo e supllico
con ardore :
" Oh amore, oh amore,
slegami dalle mie inutili,
squallide paure,
non m'importa
della libertà e dell'onore,
schiavo sarò
del tuo prezioso pudore,
legami, perciò,
con mille nodi al tuo cuore !
Fammi smarrire
in quello sguardo
splendente d'opale,
la vita mia è tua,
prendila,
lontan da te,
nulla vale ! "
E gli augelletti continuano a cantare,
o, forse, sono io
che dal sonno
non mi voglio ridestare !
Nel cielo azzurro,
le tortore s'incontrano,
timide, cominciano a tubare,
il seme miete frutti,
il giardino si inizia a colorare,
fiori meravigliosi
non smetton di sbocciare.
Tu, musa,
di divina beltà ti mostri
e mi fai innamorare.
Nel batticuore
l'anima è tutto un palpitare,
dei sensi ogni pulsione
è un fuoco d'artificio,
un'esplosione dentro,
un'eruzione di emozione.
Il sentimento plebeo,
folle in me si desta,
felice, come fosse in festa,
stordisce, fa perdere la testa
Ti miro contento,
sempre vorrei poterti ammirare,
tanto sei bella
che ben non so
da quale parte
cominciare a guardare !

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