La quota di investimenti da parte dei comuni è
diminuita dopo la crisi, anche in conseguenza della necessità di rispettare il
patto di stabilità, con importanti conseguenza a livello economico. Vediamo
quali, tra le maggiori città italiane, sono quelle con la maggiore propensione
ad investire.La spesa degli enti locali italiani, tra cui i comuni, si dividono
tra uscite correnti e spese in conto capitale. Le prime sono quelle cui il
comune deve far conto in modo ricorrente (ad esempio quelle per gli stipendi
dei dipendenti), mentre le seconde sono straordinarie, come quelle per gli
investimenti: ad esempio la costruzione di strade o edifici pubblici.Per una
comunità locale, la spesa per investimenti fatta dalle amministrazioni comunali
può essere importante per favorire lo sviluppo economico. Dopo la crisi, anche
per rispettare un patto di stabilità diventato più stringente, i comuni hanno
dovuto contenere le loro spese. In molti casi non si è trattato di quelle
correnti, spesso rigide, ma di quelle per investimenti, con conseguenze
economiche rilevanti, tra cui una generale tendenza al calo delle spese in
conto capitale.Per valutare la propensione ad investire dei comuni italiani si
può utilizzare l’indicatore apposito presente su openbilanci.it. Questo misura
la parte di spese che il comune decide di dedicare a progetti di lungo termine
per lo sviluppo del territorio, ovvero le spese in conto capitale. Viene
calcolato in percentuale sulla media degli ultimi tre anni: maggiore è il
valore, più alta è la propensione del comune ad investire. Vediamo la
situazione nelle città italiane superiori ai 200mila abitanti nel 2014.
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