Messa del Giovedì
Santo nella Casa di Reclusione di Paliano, a Frosinone. Anche tre donne e un
musulmano al rito della “Lavanda”: «Non è una cerimonia folkloristica»
Tre donne e un musulmano che sarà battezzato a
giugno; un argentino, un albanese e sei italiani. Tra questi, due sono
condannati all’ergastolo mentre il resto dovrebbe finire di scontare la pena
tra il 2019 e il 2073. Francesco lava e bacia i loro piedi nella Casa di
reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone, mantenendo una tradizione
iniziata dal suo episcopato a Buenos Aires di trascorrere il Giovedì Santo in
mezzo ai reclusi. «Ci fa bene uscire dai
nostri recinti» e «traboccare di misericordia», ha twittato Francesco dal suo
account @Pontifex, prima di uscire da Casa Santa Marta - dopo il pranzo con
dieci parroci romani nell’abitazione di monsignor Angelo Becciu - e recarsi
intorno alle 15 in questo istituto che si caratterizza per essere l’unico in
Italia riservato ai collaboratori di Giustizia. Una parte funziona invece come
sanatorio giudiziario per malati di tubercolosi polmonare. Una struttura
antica, Paliano, che presenta diversi problemi di manutenzione, ma che cerca,
attraverso il lavoro e attività culturali, ricreative, sportive, religiose, di
rispettare la dignità e i diritti dei propri “ospiti”. Il requisito
costantemente invocato da Bergoglio per ogni penitenziario. La direttrice Nadia
Cersosimo – che ha accolto il Papa al suo arrivo insieme al vescovo di
Palestrina, Domenico Sigalini - parla di «iniziative che evitano l’ozio,
riducono le distanze, abbattono i pregiudizi e aprono la strada al
reinserimento». Quindi a Paliano ci sono laboratori di iconografia, di ceramica
e pasticceria, di falegnameria e restauro. C’è anche una zona dedicata
all’allevamento di animali, una per la produzione di miele e un’area agricola
con produzione biologica. Alcuni prodotti di quest’ultima sono stati donati dai
detenuti a Francesco, insieme a manufatti in ulivo, dolci e una mantella in
lana bianca. Continua a leggere……

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