Alitalia: preaccordo con i sindacati, ma per la firma definitiva serve il referendum

Gli esuberi calano da 1338 a 980, tagliati tempi determinati e dipendenti esteri. La riduzione della retribuzione dei naviganti scende dal 30% all'8%. Personale di terra: niente licenziamenti ma cigs. I rischi della consultazione e il ruolo di garante di Invitalia
ROMA - La lunga notte di Alitalia è terminata intorno alle 3 di questa mattina con la firma di un preaccordo che mette (per ora) in sicurezza i conti e la sopravvivenza dell'azienda, in attesa di un referendum tra i lavoratori e di un cda della compagnia che dovrà confermare le intenzioni dei soci per un rilancio delle attività. A questa parte va aggiunta anche la garanzia pubblica da 200 milioni su eventuali flop del piano di risanamento, che ha il sigillo di Invitalia, l'agenzia del ministero dell'Economia che tra le sue missioni ha anche quella di contribuire al risanamento di aziende in difficoltà. Invitalia scende in campo ma non tutti sono convinti della bontà dello scudo statale su un'operazione che coinvolga per l'ennesima volta Alitalia.  Al termine di una no-stop tirata e a tratti molto nervosa, sul ring della trattativa alla fine azienda e sindacati, arbitro il governo, è stata trovata la soluzione. Un preaccordo che riduce e di molto le distanze tra le parti: gli esuberi complessivi scendono a quota 1.700 dai 2.037 preventivati. Di questi tra i dipendenti a tempo determinato si va dai 1.338 richiesti a 980, mentre non verranno rinnovati quasi 600 contratti a tempo determinato e usciranno 140 unità dalle sedi estere. Anche il taglio al costo del lavoro cala nettamente dal 30 all'8%. Continua a leggere…..

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