Roberta Lombardi, M5S:
Ancora una volta, la risposta che la TIM ci ha fornito attraverso il Ministro Poletti è assolutamente insoddisfacente.
Il 6 Ottobre 2016 la TIM aveva presentato ai rappresentanti dei lavoratori un quadro nefasto:
- Ricavi in calo;
- Redditività in declino;
- Profitti insufficienti;
- Produttività In ginocchio;
- Costo del lavoro stabile (malgrado il ricorso alla solidarietà);
- Contrattazione di 2 livello ANTISTORICA e INADEGUATA a sostenere la produttività.
Proprio sulla base di questi presupposti l'azienda ha disdetto gli accordi sindacali del 2008, imponendo anche un nuovo regolamento aziendale - entrato in vigore il 1 febbraio - che peggiora di gran lunga le
condizioni di lavoro dei dipendenti.
Successivamente, il 6 Febbraio 2017, i vertici TIM hanno presentato il Piano strategico 2017-2019 (ben visibile sul sito aziendale) e i risultati finanziari del 2016, stavolta descrivendo un TREND POSITIVO per lo sviluppo dell’azienda - seppur basato su dichiarazioni previsionali. Negli ultimi cinque anni infatti i ricavi sono aumentati ed evidentemente la contrattazione di secondo livello (ora ritenuta inadeguata) ha concorso al raggiungimento di tali buoni risultati.
E' evidente come tra le due posizioni espresse dall’azienda, prima ad Ottobre e poi a Febbraio, vi sia una palese contraddizione: o la TIM va male (e il management ha mentito agli azionisti, problemi loro, ma allora è giusto che il Ministero intervenga subito PRETENDENDO un nuovo incontro tra l'azienda e le rappresentanze sindacali aziendali e non nazionali stavolta per tutelare i diritti fondamentali dei lavoratori) o la TIM va bene (e allora piangere sulla spalla del Ministero per far riconoscere il nuovo accordo come imprescindibile per la salvaguardia dei posti di lavoro è una menzogna e un ricatto). Lo scorso 12 gennaio in Commissione lavoro il Sottosegretario Biondelli ci aveva garantito l’impegno del Governo per tutelare la dignità e le condizioni dei lavoratori TIM, ma ad oggi non sembra che le cose stiano andando esattamente in questo modo: in presenza di un trend positivo per lo sviluppo della Società, le misure restrittive applicate nei confronti dei dipendenti sono assolutamente inique.
Qual è il ruolo della politica (e quindi del Ministro) in tutto ciò? Prima di tutto, non farsi prendere in giro dal primo manager di passaggio il cui unico scopo è il proprio immorale bonus da 55 milioni di euro sulla pelle dei lavoratori a 1200 euro al mese. Secondo poi, effettuare una rigorosa attività di vigilanza sull’utilizzo di risorse pubbliche a tutela di posti di lavoro invece che piegare la legge ai bisogni di profitto degli azionisti di un’azienda privata. Infine, tutelare le condizioni di lavoro e di dignità dei lavoratori. Se ne è capace, il Governo deve porsi a fianco dei dipendenti TIM che in questi giorni chiedono
a gran voce di rivedere le misure applicate dalla Società.
Altrimenti, signori, quella è la porta.

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