M5S, Roberta Lombardi: Nuove dal fronte TIM
Nei giorni scorsi l’azienda ha informato i propri dipendenti che, ad un anno dall’inizio del progetto sperimentale sullo smart working, partirà la fase di analisi dei dati raccolti. Il progetto era partito nel Febbraio 2016, con l’adesione volontaria dei dipendenti delle sedi di Milano, Torino, Bologna, Roma e Palermo. Ebbene, dopo una lunga lista dei dati positivi riscontrati nei mesi di sperimentazione – 8.800 dipendenti che hanno aderito alla sperimentazione, 8.400 prenotazioni di postazioni di co-working aziendali, 170.000 giornate di lavoro da casa, oltre 1.000 tonnellate di Co2 risparmiate, 248.000 ore di pendolarismo in meno (con tutte le ovvie conseguenze positive sul traffico e l’inquinamento urbano) – l’azienda annuncia che a partire dal 1 marzo 2017 questa sperimentazione si interromperà in tutte le aziende del Gruppo e per tutti i partecipanti al progetto. L’interruzione coinciderà con una verifica progettuale da parte dell’azienda, che analizzerà i dati raccolti e ne trarrà le dovute conclusioni alla luce della strategia aziendale. Ma l’interruzione sarà definitiva o c’è possibilità che lo smart working venga attuato nuovamente in un futuro prossimo? Non è dato sapere.
Da notare che ai dati positivi ottenuti nell’esperimento del Gruppo TIM si sommano le osservazioni altrettanto positive dell’Osservatorio Smart Working della School of Management riscontrate nelle
aziende che adottano lo Smart Working, tra cui si possono evidenziare:
- un AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ (tra il 15 e il 20%);
- una riduzione dei costi degli spazi (tra il 20 e il 30%);
- una drastica RIDUZIONE DELL’ASSENTEISMO (tra il 30 e il 70%) e DEL TURNOVER (tra il 50 e il 70%);
- un miglioramento generale del clima aziendale e dell’employer branding.
A questo punto mi chiedo: è davvero necessario interrompere il progetto solo per esaminare i dati? Visti i riscontri positivi ottenuti su più fronti, non avrebbe più senso continuare con il progetto optando per un’analisi in itinere? Certo è che una delle aziende leader in Italia nel settore delle telecomunicazioni dovrebbe puntare ad essere leader anche nello sviluppo dello smart working e non solo attraverso brevi fasi sperimentali che servano per raccogliere dati, ma con attuazioni concrete di questa nuova forma flessibile di lavoro. I benefici, come detto dalla stessa azienda e da fonti esterne, sarebbero molti e gli stessi dipendenti hanno reagito con entusiasmo alla proposta. Perché abbandonare proprio ora?


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