M5S, Roberta Lombardi: E’ un bagno di sangue.

M5S, Roberta Lombardi: E’ un bagno di sangue.
Anche a Roma e nel Lazio la perdita di posti di lavoro sembra un’emorragia senza fine. Nel Lazio, ci sono una trentina di crisi aziendali su circa 150 tavoli aperti in totale al Mise. Ma soltanto poche vicende finiscono sui giornali.
Subito vengono in mente i 1.666 lavoratori capitolini di Almaviva Contact che gridano vendetta, soprattutto perché, nel frattempo, la multinazionale dei call center è stata persino finanziata con 6 milioni di euro dallo Stato (tramite la Simest, controllata da Cdp). Il M5S ha chiesto di vederci chiaro con una interrogazione parlamentare. Vediamo cosa risponderanno lor signori.
Poi è scoppiato il bubbone di Sky. La riorganizzazione della media company impatta pesantemente sulla Capitale e rischia di lasciare a casa almeno 180 addetti sui 669 attuali. Se il gruppo editoriale attuasse fino in fondo il suo piano, a Roma non resterebbe che un ufficio di corrispondenza, mentre sparirebbero 500 professionalità di alto livello che arricchiscono la nostra città. Tra l’altro, manca persino un’idea chiara di quello che l’azienda vorrebbe realizzare con ciò che resterebbe nell’Urbe. E’ una scelta che indigna, quella di Sky, soprattutto se si considera che l’azienda ha chiuso il primo semestre dell’esercizio 2016-2017 con 6,4 miliardi di sterline di ricavi e in Italia il margine operativo ha fatto registrare un boom del +141% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Come sempre, i lavoratori pagano la sete sfrenata di profitti e l’incapacità di mediazione della politica, a vari livelli istituzionali.
Molte storie di abusi e disperazione professionale, come dicevamo, non vengono nemmeno raccontate dai media. Una tra esse ha a che fare con le difficoltà della grande distribuzione: mi riferisco alla vertenza Unicoop Tirreno. E’ il solito magna-magna a sfondo cooperative “rosse” che rischia di lasciare a casa oltre 400 persone soltanto nel Lazio.
Poi c’è la madre di tutte le sconfitte del capitalismo straccione e della politica clientelare: Alitalia. Siamo di fronte al rischio di 2mila esuberi, con un impatto enorme pure sulle attività satellite che sono concentrate soprattutto nel Lazio. Un numero? Basti considerare che il vettore dà lavoro a quasi 20mila persone soltanto tra indotto diretto e indiretto. 
E che dire del caso Tim? Si parla di circa 50mila addetti diretti in Italia e altri 50mila dipendenti delle consociate. Il piano industriale potrebbe addirittura comportare 17mila esuberi, contro i circa 3.300 attesi. Una enormità. Il 6 ottobre scorso il management dell’operatore telefonico ha comunicato ai sindacati che a partire da quest’anno avrebbe disdetto gli accordi collettivi integrativi e si sarebbe avvalso di un contratto aziendale con cui avrebbe torchiato i dipendenti attraverso condizioni peggiorative. Il M5S ne ha subito chiesto conto con una interrogazione al ministro del Lavoro. E come al solito il governo ci ha detto che era tutto a posto e che i lavoratori non avevano nulla da temere. Peccato che, come previsto, con l’anno nuovo la dirigenza Tim sia passata dalle parole ai fatti: tagli a carico dei lavoratori per fare cassa, niente tranche dei premi di risultato già da giugno 2016 e, invece, dall’altra parte generosi bonus, fino a 55 milioni, elargiti alla dirigenza aziendale guidata da Flavio Cattaneo.

Il triste elenco, purtroppo, potrebbe continuare. D’altronde cosa possiamo aspettarci con un governo che sperpera 18 miliardi di incentivi per il Jobs Act nonostante questo stia distruggendo il mercato del lavoro (i nuovi dati Inps parlano del 37% IN MENO di assunzioni a tempo indeterminato nel 2016, un vero e proprio crollo)? Cosa aspettarsi con una Regione Lazio che fa da spettatore non pagante? Ricordiamo che entrambi sono targati Pd.
Il M5S si sta già rimboccando le maniche e aspetta di arrivare al governo del Paese per riportare un po’ di dignità in favore dei lavoratori italiani.





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