Inaugurazione anno Accademico 2016-2017

Inaugurazione anno Accademico 2016-2017
Sintesi del discorso del Rettore: Professor Cesare Emanuel
Il piano strategico che abbiamo approvato e presentato pubblicamente nei mesi scorsi trasuda pensiero, invenzione, intraprendenza, avventura.
Nel redigerlo ci siamo guardati dentro e abbiamo poi lanciato lo sguardo fuori dalle nostre mura in una prospettiva transcalare, che considera la dimensione locale, quella regionale e quella macro-regionale; abbiamo incontrato i soggetti con cui cooperiamo e stabiliamo relazioni per realizzare le rispettive missioni entro queste scale.
Il fermo immagine del 2016
Il fotogramma emblematico del 2016 ci viene offerto dai risultati consegnati dalla Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), dalla visita periodica di accreditamento dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e dagli approfondimenti che ne sono finora seguiti.
La tornata valutativa del 2011-14 ha confermato l’Upo al quarto posto tra gli atenei di piccole-medie dimensioni a livello nazionale e l’ha posizionata al quindicesimo posto in Italia per la qualità della ricerca.
Il 2 gennaio Il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica annuale delle università italiane e ha collocato l’upo al decimo posto, tenendo conto di indicatori relativi sia alla didattica, sia alla ricerca.
Sommando queste conclusioni, siamo in grado di evincere alcuni fattori che possono essere considerati alla base del nostro successo:
  • un’elevata capacità di conseguire risultati significativi nel campo della ricerca, nonostante i limitati investimenti pubblici e privati e il modesto ricambio generazionale.
  • un senso generalizzato di appartenenza al progetto di sviluppo.
  • la crescente riconoscibilità dell’Ateneo nel territorio e nel contesto macro-regionale.
  • l’efficacia della comunicazione e delle relazioni inter-istituzionali.
Questi fattori, benché importanti, non sono, da soli, costruttori di futuro: vanno letti come patrimoni che attendono un loro re-impiego per non cadere nell’oblio.

I referenti del cambiamento
In questi anni sono giunti dal Ministero e dai suoi organi ausiliari indicazioni destinate a incidere profondamente sulle dinamiche e sui comportamenti degli Atenei:
  • la conferma definitiva degli indicatori di premialità per la definizione dell’entità del fondo di finanziamento ordinario (FFO);
  • l’adozione delle politiche di assicurazione della qualità nella programmazione e nell’erogazione dell’offerta formativa;
  • l’adozione di un sistema contabile integrato in cui la contabilità economico-patrimoniale viene affiancata a quella finanziaria;
  • l’incoraggiamento al crowdfunding, da noi ancora poco sviluppato;
  • l’estensione dell’impiego degli indicatori di premialità per i dipartimenti con performance di eccellenza;
  • l’istituzione prossima di lauree a elevato orientamento professionale, cioè corsi triennali fortemente orientati all’inserimento nel mondo del lavoro.
Questi cambiamenti, a regime, sono destinati a configurare una radicale trasformazione nei profili programmatici, organizzativi e gestionali delle università, nonché nella redistribuzione delle risorse finanziarie loro assegnate. È una sorta di “scambio politico” tra lo Stato e le università: il primo mantiene stabile il ffo; in cambio le università s’impegnano a introdurre programmi di miglioramento dell’efficienza nel sistema.
Le dinamiche del cambiamento in corso portano però in campo fenomeni e problemi esterni nuovi e inattesi che non possono essere ignorati. Vediamoli:
  • ci stiamo sempre più orientando verso la co-produzione di sapere e di formazione;
  • l’industria prima e il commercio poi sono sempre state le punte che hanno generato i fenomeni di sviluppo e di espansione urbani; ora sono le università ad aver assunto il ruolo di agenti di macro-riorganizzazione del territorio;
  • i programmi europei di finanziamento per la ricerca non sono più indirizzati alla ricerca “pura”, ma privilegiano il trasferimento tecnologico e il rapporto tra università e imprese;
  • risorse didattiche open di qualità e a costo zero (i mooc, Massive Open Online Courses), curricula ritagliati su misura sullo studente e sulla posizione di lavoro richiesta dal mercato sono concetti e strumenti già in essere, che molti atenei potrebbero trovare difficili da sviluppare;
  • sono sempre più incalzanti le istanze della multiculturalità e della integrazione sociale.
Tutti questi aspetti ci impongono di misurarci con la nostra mission e con gli obiettivi di sistema che fin qui abbiamo definito, cioè con una strategia aggiornata e organica di sviluppo.
Il nuovo sentiero da percorrere insieme
Un approccio strategico richiede che gli sguardi sul futuro non prescindano dal percorso, dai ruoli, dalle funzioni e dalle missioni che fin qui il nostro Ateneo ha assolto nel suo agire come attore territoriale.
Al momento della sua istituzione l’Ateneo ha espresso un semplice ruolo di attrazione di una domanda di istruzione terziaria in crescita, che si manifestava sul quadrante orientale della regione piemontese. La sua tripolarità configurava in quella fase una topografia di identità distinte. La successiva duplicazione dei corsi nelle sedi, il cospicuo investimento immobiliare, il conseguimento di significativi risultati nelle missioni istituzionali e i legami con gli enti e con le imprese che si sono prodotti hanno riconvertito e riconfigurato l’Ateneo nel ruolo di agente di territorializzazione e di veicolo di identità comune per una pluralità di specializzazioni produttive e di modelli socio-culturali. La certificazione e la conferma di questo ruolo hanno trovato un deciso sostegno nelle analoghe scelte compiute da altre istituzioni. Lo sforzo compiuto nel proporre una Università del Piemonte Orientale “unita” e “unica” in alternativa a quella tripolare ha consentito di superare le discontinuità culturali storicamente sedimentate.
Il futuro possibile dell’upo si gioca entro una dimensione macro-regionale che determina due strategie di fondo: il polo integrato Vercelli-Novara deve interagire e posizionarsi opportunamente con l’asse intermetropolitano e interuniversitario Milano-Torino; il polo di Alessandria deve essere potenziato e posizionarsi in modo più robusto rispetto ai quattro centri universitari cui tradizionalmente il territorio guarda.
Se vi fossero ancora dei dubbi, ribadiamo con forza che la tripolarità è finita; che l’unica strada da percorrere è quella di una Università unica, integrata, aperta e multipolare. Ciò spiega anche il motivo per cui abbiamo scelto di dare la parola ai Sindaci in questa cerimonia. Chiediamo loro di assicurarci che, d’ora in avanti, nel trattare le politiche di sviluppo dell’Università e del territorio, possano ragionare come se Alessandria, Novara e Vercelli fossero tre quartieri di una sola città.
Il modello di riferimento e le leve collettive di ripartenza
Non possiamo migliorare la qualità del nostro sistema mettendoci in competizione con gli altri Atenei, ma piuttosto allestendo la collaborazione e la creazione di reti.
Dobbiamo riconoscerci con convinzione nel modello organizzativo di cui rispecchiamo pienamente le caratteristiche, forse senza saperlo: è quello della flagship university, l’università “ammiraglia”, l’ateneo di punta radicato nel territorio di cui reca la bandiera e del quale è motivo di orgoglio.
La narrazione delle università ammiraglie non può essere la stessa per tutte, perché ciascuna è legata al proprio contesto politico, economico, sociale e culturale. Ciò che sta attorno all’ateneo influenza in modo determinante il suo successo. La qualità e l’attrattività di un’università dipendono anche dal costo della vita di una città, dalla sicurezza, dall’ambiente accogliente, dal mercato del lavoro, dalle opportunità sociali e culturali.
Oggi chiediamo ai partner istituzionali del territorio che fin qui ci hanno accompagnato di condividere con noi questi orientamenti strategici, integrandoli nei loro ambiti d’azione; noi potremo così riconoscerli come espressione di un unico soggetto collettivo. 
Dobbiamo collocare il nostro progetto dentro questa dilatazione di significato e di scala, in modo tale che le nostre città diventino campus e il claim “Multicampus” non costituisca solo una parte del logo identificativo del nostro Ateneo, ma sia l’espressione di una specifica e originale piattaforma del Piemonte Orientale. 
È questo il sentiero che non esiste ancora e che dovremo tracciare insieme.








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