Pensioni e Lavoro. Siamo sulla strada giusta
Alessandria: Alfio Brina http://www.cittafutura.al.it/
L’Agenzia di rating Standard and Poor’s. Promuove l’Italia sulla riforma delle pensioni.
Nel suo recente rapporto l’agenzia americana giudica positiva la riforma delle pensioni dell’Italia nel senso che lega le pensioni alle aspettative di vita, sistema che risponde in modo efficace all’invecchiamento della popolazione.
Nel 2050, secondo l’Agenzia USA, l’Italia avrà una popolazione di 67 milioni di abitanti, tra i quali gli anziani con oltre 65 anni di età giungeranno a rappresentare il 53% del totale, contro gli attuali 33%.
La spesa previdenziale che oggi è pari al 24,4% del prodotto interno lordo, salirà tuttavia, per effetto della riforma, solo in modo marginale, al 24,7% del PIL dopo aver toccato un picco del 25,2%. Secondo Standard and Poor’s “la riforma pone l’Italia in condizioni più favorevoli rispetto agli altri paesi UE in rapporto all’invecchiamento della popolazione”. Essa segna un significativo progresso nella mitigazione dei rischi per la sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche.
La crescita dell’economia resta moderata e manca un’azione decisiva per la riduzione del debito pubblico e del deficit. La tenuta del bilancio pubblico continua ad essere un’impresa difficile, ma se non altro l’Italia può dire di avere sostanzialmente risolto il problema delle pensioni. Questo il giudizio dell’Agenzia americana.
La Riforma Fornero ha messo in sicurezza i conti del sistema previdenziale italiano, diversamente compromessi dal divario tra numero dei lavoratori in attività (contribuenti) in sostanziale diminuzione e persone in quiescenza (pensionati fruitori) in continuo aumento anche per il prolungarsi delle aspettative della vita media. Portare l’età lavorativa oltre i 65 anni è stata una scelta imposta da dati di fatto contabili prima ancora che da considerazioni politiche. Diversamente saremmo andati incontro al totale dissesto finanziario del sistema previdenziale italiano. Negare questo dato è da irresponsabili oltreché demenziale se appena si pensa alle disastrose ricadute sociali.
Sulla Riforma Fornero grava l’iniziativa referendaria, sostenuta dalla Lega, dai partiti di opposizione, nonché da alcune componenti sindacali.
La Corte Costituzionale, quando sarà chiamata ad esprimersi sulla fattibilità di un simile referendum, dovrebbe dichiarare la “non ammissibile” dal momento che il secondo comma dell’articolo 75 della Costituzione recita esplicitamene: ” Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e dibilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.”
Essendo tutta la materia pensionistica soggetta alla contribuzione sociale e quindi rientrante nella materia tributaria con ricaduta immediata a livello sociale (erogazione delle pensioni), dovrebbe rientrare nella salvaguardia prevista appunto dall’artico 75 della Costituzione.
Alfio Brina (uno)
I DATI SULL’OCCUPAZIONE IN ITALIA
Per la prima volta Istat, Inps, Inail e Ministero del lavoro presentano dati congiunti.
Il mercato del lavoro (III trimestre 2016)
(dati in migliaia e variazioni % rispetto al III trimestre 2015)
Complessivamente gli italiani in età lavorativa raggiungono i 39 milioni e 380 mila unità, la differenza tra questo dato ed il totale della popolazione è costituita dai pensionati e dai bambini e ragazzi da zero a 14 anni.
L’occupazione quindi cresce, seppur lentamente, trainata dai contratti stabili, dal lavoro delle donne, dagli over 50 e dai voucheristi.
Le donne tornano al lavoro. Il tasso di occupazione femminile è solo al 48% contro il 66% degli uomini. Siamo ancora lontani dagli standard europei. I dati tuttavia segnalano una crescita di 13 mila unità femminili, mentre gli occupati uomini calano di 28 mila.
I giovani soffrono ancora. Tra gli under 35 l’occupazione scende sia rispetto al trimestre precedente (-1,1%) che sull’anno (-0,6%). Tra luglio e settembre, gli occupati in questa fascia di età sono arretrati di oltre 55 mila unità rispetto al periodo precedente (aprile – giugno). Mentre gli over 50 avanzano di oltre 79 mila (+ 1% e addirittura di 344 mila sull’anno (+4,6%). Su questo dato incidono gli effetti della legge Fornero che ha prolungato l’età lavorativa.
Gli inattivi tra i 15 e 34 anni sono oltre 6 milioni, questo dato comprende però tutto il mondo studentesco, per cui s’impone una considerazione a parte ai fini interpretativi.
Per quanto attiene ai ticket, l’Inps segnala un nuovo record: 121,5 milioni da gennaio a ottobre, un terzo in più del 2015. Il ritmo di crescita sembra decelerare, ma il fenomeno resta esplosivo, nel senso che tale incremento si configura, in alcuni casi, come una sostituzione impropria di un contratto a termine. A tale proposito è previsto
un intervento da parte del governo in senso restrittivo.
Scheda a cura di Alfio Brina


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