Tutto archiviato nell'inchiesta "Tempa Rossa", che provocò le responsabili e autonomamente decise dimissioni del Ministro Guidi (neppure indagata).
Allora dai banchi grillini si scatenò il linciaggio politico e morale verso Federica Guidi, verso Renzi e verso il PD. Oggi, alla luce del " codice anestetico" approvato da Grillo e stante la richiesta d'archiviazione per la vicenda che coinvolse il compagno della Ministra, quest'ultima dovrebbe per compensazione essere insignita del premio Nobel per la correttezza.
Ma ciò che più fa riflettere in questa vicenda non è tanto il comportamento del M5S, che ci ha abituato a giravolte di ogni specie, quanto i gravi fenomeni di deviazione del corso delle vicende politiche indotto dall'uso disinvolto e irresponsabile che i media e le fonti che li alimentano fanno di strumenti come le intercettazioni, buttate in pasto all'opinione pubblica come sentenze.
E sempre più spesso prima ancora che la magistratura abbia avviato le indagini volte ad accertare i fatti. Al punto che talvolta si ricava l'impressione che sia proprio la dirompenza delle rivelazioni mediatiche a indurre le iniziative giudiziarie.
Questi fenomeni, che nulla hanno a che fare con il vero giornalismo d'inchiesta, del quale nel nostro Paese sono rimaste solo sparute sopravvivenza, non sono meno gravi e patologici per la salute democratica dei molti e ripugnanti episodi di corruzione.
Che vanno colpiti con durezza quando si verificano. Ma non vanno inventati per inquinare obliquamente il corso della vita politica e istituzionale. Nel pieno rispetto dell'equilibrio e dell'indipendenza dei poteri e del libero ruolo dell'informazione bisognerà pur trovare un rimedio a questa malapianta

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