by, Giuseppe Scolese
Villaggio
Le notturne capanne di canne e paglia
e sterpi e fango.
Fate indossare le fragili gonne alle donne
ammalate di paura.
C'è forse un corpo che non teme il vento,
la pioggia e l'arsura?
Dormono sotto la luna i figli della ninna nanna
e il tempo scorre uguale.
Venere è troppo distante dai nostri sogni,
il nostro limite è lo scoglio del mare.
Il sole è un padre terribile e incosciente,
ci ruberà col gesto di un niente.
Le stelle sono sempre meno luminose,
c'è una mano che le spegne.
I bambini dormono nella capanna, fuori
un tam tam avverte il forestiero.
Questo è solo un piccolo cerchio, dentro
un altro cerchio più grande.
Tutto l'universo è un cerchio, dentro
un cerchio più grande.
e sterpi e fango.
Fate indossare le fragili gonne alle donne
ammalate di paura.
C'è forse un corpo che non teme il vento,
la pioggia e l'arsura?
Dormono sotto la luna i figli della ninna nanna
e il tempo scorre uguale.
Venere è troppo distante dai nostri sogni,
il nostro limite è lo scoglio del mare.
Il sole è un padre terribile e incosciente,
ci ruberà col gesto di un niente.
Le stelle sono sempre meno luminose,
c'è una mano che le spegne.
I bambini dormono nella capanna, fuori
un tam tam avverte il forestiero.
Questo è solo un piccolo cerchio, dentro
un altro cerchio più grande.
Tutto l'universo è un cerchio, dentro
un cerchio più grande.
Giuseppe Scolese
18-12-2016
18-12-2016
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