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| foto: http://www.huffingtonpost.it/ |
by Filippo Boatti
Sul referendum Prodi ha parlato, si era ripromesso di tacere ma dopo le pressioni dei renziani, alla fine ha ceduto.
Vista la palese e consapevole incongruenza di quello che dice, sarebbe stato meglio per lui tenere duro fino alla fine ed evitarsi questo triste finale.
All'inizio ero tentato di prendere spunto dal suo posizionamento per il Sì per liquidare in modo definitivo l'esperienza dell'Ulivo. Ma sarebbe stato troppo generoso andare sui massimi sistemi della politica. No, non ci casco, è l'occhio che cade, invece, sulle sue strane parole e concetti e si fa strada un'altra impressione. Sulla politica torneremo un'altra volta.
Non è infatti il posizionamento per il sì, che in qualche modo mi aspettavo, che impressiona ma le sorprendenti parole tutte di taglio negativo per definire la “riforma”. Le parole scelte da Prodi sono veramente “sintomatiche” della sua contraddizione e meritano proprio una sottolineatura.
«Riforma poco profonda e poco chiara». Cioè, è torbida già in superficie.
Acqua torbida, melmosa e bassa. Ma però la voto, me la bevo anzi me la “succhio”, come l'osso della mamma. “Poco profonda e poco chiara”, una pozzanghera di fango.
Prodi definisce la riforma che si appresta a votare solo in termini grotteschi e negativi, non c'è una sola parola di apprezzamento. Insomma gli fa proprio schifo. Ma “meglio succhiare un osso che un bastone”.
E infine Pier Luigi Bersani chiosa saggiamente: stima per Prodi ma «non succhio l'osso né il bastone e non mi turo il naso, voto no».
Filippo Boatti
1 dicembre 2016
Fonti:
La nota di Prodi si può leggere integralmente su Huffington Post, http://www.huffingtonpost.it/2016/11/30/referendum-prodi-si_n_13327452.html?1480520779&utm_hp_ref=italy

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