Animali nel presepe vivente: cronaca di una strage annunciata

Animali massacrati e in cattive condizioni, l'altro lato della tradizione
di Paola Re
L’avvicinarsi del Natale porta con sé tradizioni che lo caratterizzano tra cui quella del presepe che, negli ultimi anni, ha destato molte polemiche, per esempio se sia opportuno farlo in certi luoghi come gli edifici sede di scuole e uffici pubblici. Un’altra questione che ogni anno si propone è quella del presepe vivente che vuole tra i protagonisti gli animali, quest’anno ancora più calda a seguito del fatto di cronaca che ha colpito Ruvo di Puglia (BA) dove «(…) gli animali del presepe vivente (…) sono stati tutti sbranati da un branco di cani randagi (…). In totale 21 galline e 5 conigli sono stati trovati morti, mentre si sono salvati i colombi e un’oca, che comunque ha riportato delle gravi ferite. La terribile scoperta è stata fatta dagli stessi ideatori del presepe (…) Poco dopo sul posto sono arrivate le Forze dell’Ordine e i veterinari della ASL che hanno accertato la morte degli animali per morsicatura: una gallina era dilaniata; le altre, come i conigli, presentavano morsi sul collo che li hanno soffocati. Sul posto è giunto anche il Sindaco (…) Secondo ciò che è emerso dai rilievi delle Forze dell’Ordine (…) Qualcuno avrebbe forzato l’ingresso del recinto e vi avrebbe chiuso i cani randagi all’interno, per stimolare il loro istinto predatorio. I cani in realtà sono cani di quartiere, di proprietà del Comune, vaccinati, controllati e rimessi sul territorio e dalla ricostruzione della dinamica dell’episodio si evince che la colpa di quanto accaduto non può essere attribuita a loro, in quanto si è trattato di un gesto pilotato dall’uomo, studiato e premeditato. Attualmente sono in corso delle indagini per risalire ai responsabili e restano incomprensibili i motivi di tale atto efferato. (…)»

Ecco come la popolazione di Ruvo ha reagito: «(…) Tutti sotto choc, specie la famiglia Caldarola che ci mette il cuore e l’anima per la realizzazione del presepe artistico comunale. Ma da questa vicenda escono con tanta forza e calore in più, proveniente dalla comunità intera che si è stretta attorno a loro. Da ogni situazione è giusto tirar fuori le positività. L’essere circondati da stima e affetto deve far maturare in loro la voglia di ripristinare la normalità. (…) Appurato che quel luogo rappresenta “uno spazio adeguato – ha affermato Pasquale De Palo, medico veterinario – ai sensi della normativa vigente per il benessere animale”, non ci resta che far riflettere Vincenzo e Tina Caldarola sul fatto che bisogna rigettare la violenza con un gesto semplice ed efficace: “non abbiamo paura e ricollochiamo gli animali nel presepio”. Sicuramente sarà installata una telecamera a vigilare su quell’area e questo può dar loro la sicurezza necessaria per convincersi che questa sia la scelta migliore. Nel frattempo è giusto pensare a come dare sicurezza agli abitanti di quella zona che ci hanno fatto notare come non siano stati rispettati i parametri di sicurezza, come ad esempio l’assenza di estintori in quell’area. Un residente della zona ha sottolineato che, quella del presepe in Piazzetta, è una bella iniziativa ma esso è costruito adiacente a delle abitazioni che hanno poche vie di fuga: ora, se si dovesse sviluppare un incendio, visto che il presepe è interamente costruito in legno, ci sarebbero grandi rischi per l’incolumità delle persone. (…)»
Quindi si pensa a mantenere la tradizione, a ripristinare la normalità, a garantire l’incolumità delle persone e, come se si fossero rotte semplici statuine, si vogliono sostituire le 27 vittime e rifare il presepe, servendosi di nuovi animali come sfida alla criminalità. La ragionevolezza delle istituzioni talvolta conforta e fa sperare che non tutto sia perduto. Il Sindaco Pasquale Roberto Chieco non lascia margine di discussione: «Non ci saranno più animali vivi. Non sostituiremo quelli uccisi. Non daremo adito ad altre azioni di questo tipo. Un fatto del genere si è già verificato due anni fa. Viviamo un contesto di questo tipo. Non daremo occasione di reiterare il gesto».
Agli animali del presepe sono legateleggende, alcune delle quali davvero bizzarre: «Si racconta che il bue non mangiò la paglia fresca della sua mangiatoia affinché la Madonna la potesse utilizzare per rendere un po’ più morbida la culla per il suo Bambino. Il buon bue, inoltre, contribuì a riscaldare il Bambino nel suo giaciglio, soffiando sopra con il suo alito tiepido. Si dice da allora che il bue ha l’alito più dolce di tutti gli animali. (…) La pecora docile offrì per quella speciale occasione ciò che aveva di più prezioso, la sua calda lana, con la quale la Madonna confezionò una coperta per la culla del Bambino, per riscaldarlo e proteggerlo dal freddo. Le pecore sono, insieme al bue, gli animali del Presepe, ma forniscono anche la materia prima per filare la lana. Un giorno il Signore, che camminava nel Mondo per vedere le Sue opere, incontrò una pecora che si lamentava. “Perché piangi?” Le chiese il Signore, “Non ti ho forse dato tutto quello di cui avevi bisogno?” la pecora rispose di si, e aggiunse “Ma l’uomo si veste con la mia lana e quando mi tosa io tremo dal freddo”. Allora il Signore mandò alle pecore il vento di aprile, che quando soffia, le accarezza. (…) Si racconta che nella stalla dove nacque Gesù era presente anche una mula che non gradì affatto l’arrivo degli ospiti inattesi, Maria e Giuseppe. Poi, quando il Gesù Bambino fu posto nella sua mangiatoia e le fu tolta anche la paglia per farci un po’ di letto, alla mula venne una gran rabbia che riuscì a stento a frenare. Però, vedendo che gli altri animali alitavano sul Bambino per riscaldarlo, anche lei si avvicinò con il muso, ma purtroppo gli soffiava addosso un fiato che era molto freddo e che arrivò a farlo piangere. Quando la Madonna se ne accorse cacciò la mula arrabbiata dalla stalla e, perché si ricordasse di aver fatto piangere Gesù Bambino, la rese per sempre sterile. (…) Nella casa di Nazareth tanti animali andavano a giocare con Gesù Bambino, gli uccelli, la lucertola, il gatto e tanti altri. Tutti facevano a gara per farlo ridere e divertire e Gesù Bambino donava loro briciole di pane e chicchi di grano. Accarezzava qualcuno e gli permetteva di accoccolarsi tra le sue braccia. La gallina invece arrivava solo all’ora della merenda. Se Gesù Bambino aveva il pane in mano glielo beccava lasciandolo a volte senza nulla. La Madonna la cacciò più volte ma inutilmente, e alla fine maledisse la gallina dicendo: “Non sarai mai sazia e continuerai a raspare per terra per tutta la vita, cercando di sfamarti”. Si racconta che da quel momento la gallina razzola nella polvere, cercando di togliersi una fame che non cessa mai di tormentarla.»
Gli animali sono dunque sempre al servizio dell’essere umano, fornitori di riscaldamento e materia prima, e si può dire che siano fortunati quando non siano ‘maledetti’ e ‘resi sterili’ da una Madonna castigatrice. La religione non è mai stata tenera nei confronti degli animali e la loro presenza nel presepe vivente è l’ennesima conferma di questo atteggiamento granitico, sedimentato in secoli di storia. Gli animali sono esseri senzienti, non statuine pelose e pennute per una scenografia natalizia.















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