Animali e Tradizione

Quando in palio ci sono vita e dignità degli animali.
Valore culturale contro dignità animale.
A Ottobre cala il sipario su quegli spettacoli tipicamente italiani che sono i palii e le giostre medievali e rinascimentali. Le stagioni primaverile, estiva e autunnale sono teatro di numerose manifestazioni organizzate da Comuni, associazioni, comitati, pro loco; molti sono patrocinati da Regione e Ministero dei Beni Culturale; anche la Chiesa fa la sua parte con benedizione di animali e di fantini.
La Toscana è terra di palio per antonomasia. Il decreto 3720/2015 della Regione Toscana fornisce integrazioni alla L.R. 59/2009 art. che disciplina le manifestazioni popolari a carattere storico e culturale nelle quali è previsto l’impiego di animali. L’elenco è lungo e si sbizzarrisce in ogni sorta di palio, giostra, processione. I cavalli corrono a ButiFucecchio,ImprunetaReggelloCapalbioCastel del PianoBientinaMontepulcianoSiena. Gli asini, che in Toscana sono ciuchi o micci, corrono a CarmignanoTorrita di SienaSan Casciano in Val Di PesaCampagnaticoCastiglione della PescaiaLugnano di VicopisanoMonterotondo MarittimoAscianoCasole d’ElsaRoccastradaSassetta,MinuccianoQuerceta di SeravezzaIsola del Giglio

Anche la Sardegna ha una tradizione secolare riguardo allevamento e corse di cavalli soprattutto in onore di santi e madonne: a Orune, a Oristano per la Sartiglia del Carnevale, a Gavoi per la Vergine d’Itria, a Fonni ci sono corse, pariglie e acrobazie, aBorore si corre in onore di San Lussorio, a Sedilo di San Costantino, a Ferragosto si venera la Madonna Assunta al palio di Orgosolo e di Guasila con annessa la caccia alla giovenca, secondo un rituale condito da esorcismo, malocchio e benedizione, retaggio di una società retrograda che in certi luoghi è dura a morire. Anche gli asini sono animali rappresentativi della Sardegna: ogni occasione è buona per portarli alla ribalta. A Ollolaigli asini non si limitano a correre ma sono oggetto di convegni come ‘L’asinello. Risorsa della multifunzionalità in agricoltura‘, l’esposizione di etnie di asino sardo e asino dell’Asinara. Pensare che nel 2016 si debbano usare gli animali come macchine “multifunzionali” è segno di preoccupante arretratezza culturale. A Villacidro la corsa era stata abolita 40 anni fa ma ripristinata nel 2016: sono decisioni che non lasciano dubbi sulla scarsità di empatia nei confronti degli animali.
LombardiaEmiliaRomagna e Veneto fanno correre i cavalli al palio di Legnano, Abbiategrasso, Ferrara, Belluno, Feltre e quello di Montagnana che coinvolge ben 10 Comuni.
Spesso i palii sono trasmessi e celebrati dalle televisioni locali: ai più illustri tocca pure la diretta sulla RAI che talvolta ha mostrato incidenti rovinosi e mortali. Il Palio di Asti, ilPalio di Siena, la Giostra della Quintana ad Ascoli Piceno sono un appuntamento fisso;l’aspetto mediatico è un plus valore perché il giro di soldi si fa più consistente ed è più difficile demolire il baraccone.

Le giostre cavalleresche, meno diffuse, sono molto pericolose; al segnale dato, il cavaliere cavalca a forte velocità puntando la lancia sul bersaglio. La Giostra del SaracinoPontremoli, a Sarteano, ad Arezzo, la Giostra Cavalleresca a Figline Valdarno, laGiostra della Stella a Bagno a Ripoli, la Giostra di Simone a San Giovanni d’Asso sono tra le più famose. La Giostra dell’Orso a Pistoia ha fatto discutere negli ultimi due anni: nel 2014, Oracle Forze e Golden Storming, i due cavalli infortunati nella corsa, furono soppressi dopo che i veterinari ebbero verificato le gravi conseguenze riportate nelle rovinose cadute. I due fantini se la cavarono con qualche contusione; loro furono curati, i cavalli no. La gara terminò senza l’assegnazione del Palio: fu la prima volta che accadde, proprio nell’anno in cui la Giostra dell’Orso si svolgeva con la supervisione del CONI(Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Questo la dice lunga su quanto contino le presunte misure di sicurezza in queste corse. Il Sindaco dichiarò: «La manifestazione, così com’è, non continuerà. Le numerose nuove normative introdotte non sono state sufficienti a garantire la sicurezza di cavalli e fantini. Occorre una riflessione seria e approfondita dell’intero consiglio comunale e di tutta la città… La decisione nasce da motivi compassionevoli». Nel 2015 la Giostra fu sospesa ma nel 2016, dimenticandosi dei motivi compassionevoli, il Sindaco se ne lava le mani proponendo un referendum, lasciando intendere che i cavalli, più che animali, sono un mezzo per la buona riuscita di una manifestazione. Sta quindi al popolo sovrano decidere, in barba al fatto che proprio il Sindaco è responsabile in prima persona della salute e del benessere degli animali su suolo comunale. L’affluenza al voto è molto bassa e i risultati sconfortanti sono a favore del SI pertanto la giostra si è svolta. Se non altro nessun cavallo è morto ma non è questo l’obiettivo da raggiungere.
Anche a Bomarzo il palio 2016 è saltato per la morte di un cavallo l’anno precedente. Chissà che il prossimo anno non si ripeta la farsa del referendum o che non si prenda la decisione di abolirlo definitivamente.
Il 2015 è stato tragico per la morte di parecchi cavalli in queste feste sui generis; il 2016 lo è stato di meno ma non è andato tutto liscio. A Buti il Sindaco si presenta sulsito web del Comune citando una frase diGandhi: «Se esiste un uomo non violento, perché non può esistere una famiglia non violenta? E perché non un villaggio? Una città, un paese, un mondo non violento?». Lo stesso Sindaco patrocina e promuove il Palio di Buti che ha aperto il 2016 con la morte di Golden Dawn, ennesima vittima di questa corsa: nel 1987 viene abbattuto il cavallo de La Croce; nel 1988 cadono tre cavalli; nel 2004 muore Guerrazzi; nel 2007 c’è un contatto tra due cavalli: muore Guffanti e coinvolge alcuni spettatori tra cui due disabili. Gandhi ha ben poco a che fare con questo massacro.
Dopo Golden Dawn, a Febbraio arriva la notizia della morte del cavallo Spy Sun alla Sartiglia di Oristano: l’animale, manifestando un certo nervosismo, si è impennato, è scivolato dal marciapiede ed è caduto all’indietro, battendo il capo; è rimasto a terra bloccato con le zampe verso l’alto in attesa dei soccorsi purtroppo inutili tant’è che gli è stata praticata l’eutanasia. La morte del cavallo non ha comunque fermato lo spettacolo.Show must go on, in barba al lutto e a quell’amore per i cavalli che gli addetti ai lavori ripetono come un mantra ossessivo.

Con l’Ardia di Sedilo a Luglio, la Sardegna aggrava il suo tributo di sangue causando la morte di una cavalla di cui non viene reso noto neppure il nome. Come se non bastasse la morte di un animale, lo spettacolo dell’Ardia ha ridotto un fantino in coma farmacologico, ovviamente curato. Chissà perché un fantino ferito si cura mentre un cavallo ferito si uccide… Forse perché un cavallo ferito non è più un buon affare e non vale la pena spendere soldi a curarlo. Nonostante questo evento sia sfociato nel dramma, il prete del paese ne ha fatto un bilancio positivo secondo una visione tutta sua piuttosto imbarazzante: «E’ stata un Ardia abbastanza movimentata ma buona, bella, non possiamo lamentarci. Ci dispiace per il giovane caduto da cavallo e gli auguriamo una buona pronta ripresa». Amen.
Quello di Siena è il palio per antonomasia: totem intoccabile, altare da venerare in ginocchio. Nel Maggio 2016 c’è stata una «perquisizione della forestale all’ippodromo di Pian delle Fornaci a Siena, nelle abitazioni e nelle scuderie di tre fantini del Palio di Siena e nell’abitazione di un veterinario a Viterbo. (…) il blitz, disposto dalla Procura di Siena (…) sarebbe collegato all’inchiesta (…) a seguito della sostituzione del microchip identificativo di alcuni cavalli da corsa al fine di spacciarli per anglo arabi mezzo sangue e poterli iscrivere all’Albo del Comune di Siena che dà accesso al Palio. (…) Falso ideologico e maltrattamento di animale i reati per i quali procederebbe la procura senese.» Il Palio di Siena se la cava sempre: gli interessi economici sono così radicati che ogni azione nei suoi confronti è uno sbattere contro un muro di gomma. Promosso come evento culturale, foriero di tradizione secolare, motivo di orgoglio dell’Italia tutta, è in testa alla classifica di cavalli morti per divertimento. Dal 1970 a oggi ne sono morti 50. Il Palio di Asti lo segue a ruota con la morte, negli ultimi quarant’anni, di Kim (1977), Graspanera (1982), Inferno (1987), Scodata (1990), Ulita (1993), Fiamma (2001), Malgrà (2002), Loris e Greatest (2003), Madrina (2009), Mamuthones (2013), Doctor Cini (2015); a questi vanno aggiunti 2 cavalli morti nel 2002 di cui non fu reso noto il nome e Ventuno, morto qualche giorno prima del Palio 2015, terminato l’allenamento: si allenava per morire in Piazza Alfieri dove non è più arrivato. E poi ci sono quelli di AcateBelpassoBomarzoButiCastel del PianoFeltre,FerraraFloridiaFucecchioOristanoPiazza ArmerinaPerugiaPistoiaRonciglione,SavignoSediloServigliano.
Come se non bastasse la morte dei cavalli a dare spettacolo, a corsa finita ci pensano i contradaioli. Se il palio è arte, cultura, storia, destano stupore certe loro performances. Le manifestazioni di massa sono solitamente eterogenee, anche quelle dichiaratamente pacifiche e nonviolente; la mela marcia si può trovare ovunque tuttavia non passa inosservata questa imponente rissa in Piazza del Campo tra persone fanatiche, esaltate, eccitate, animate da un pathos tribale da ‘palio-litico’. Qui la mela marcia è certamente più di una.

Per i cavalli la corsa è più rischiosa a causa della velocità e della struttura della pista: se poi si aggiunge la pioggia (che non sempre ferma l’evento) il pericolo aumenta. Per gli asini il rischio di morire in corsa o per infortuni è ridotto perché non corrono a grande velocità ma la loro corsa è di una tristezza ancora più profonda: si vedono asini domati, frustati, spronati, eccitati, battuti su dorso e ventre. Tutto regolare. Qualcuno di loro si pianta in mezzo alla pista e non si vuole muovere facendoci capire con la gestualità e le movenze del corpo che non vuole correre. Gli asini sono animali tranquilli che non farebbero mai simili corse spontaneamente eppure gli esseri umani, per la solita bramosia del divertimento, li sottopongono allo sfruttamento di chi li monta e al ridicolo di chi li guarda. E così li vediamo correre ad AricciaCampagnano di RomaGaggiano,MontecretoSanta Barbara di CasertaNovagli di MontichiariAlbaCastelfranco EmiliaPorciaPremosello Chiovenda; a Parma, città d’arte, lo chiamano in latino ‘Pallium Asinorum‘ ma, rispondendo per le rime, altro non è se non ‘ignominia humanorum‘. E dire che a Parma un’idea buona c’è: oltre agli asini, corrono le donne nella Corsa del panno verde e gli uomini nella Corsa dello scarlatto ma sugli asini non si molla. Nel novarese, oltre che schiavo per divertimento, l’asino è piatto prelibato. A Borgomanero lo si fa correre al palio e lo si mangia in ‘succulente tapulonate’ che durante la festa spopolano ovunque in città; il tapulone è uno spezzatino finemente sminuzzato a base di carne d’asino. A Cameri gli asini che non correranno più al palio sono mangiati nella sagra dell’asino. Stessa sorte tocca agli asini di Calliano d’Asti dove gli agnolotti col ripieno d’asino sono una specialità gastronomica indiscussa insieme a salamini e stufato d’asino. A Riese Pio X, il musso corre dopodiché diventa spezzatino, piatto forte della cucina tipica locale. Nell’astigiano, a Cocconato e a Calliano, gli asini corrono senza essere montati: pare che questo sia un segno di attenzione per gli animali, sollevati dalla fatica di sopportare un peso, ma in realtà essi sono legati a una corda, incitati e strattonati come fantocci dai palafrenieri. Nel 2015 il Palio dei ciuchi di Cireglio viene annullato; la Pro Loco addossa le responsabilità a «una macchina burocratica assurda e con costi insostenibili (…) Richieste di anti-doping molto costose per i nostri ciuchi (circa € 450,00 per ogni animale), anti-doping e alcool-test per i fantini (tutti ragazzi del paese), garanzie di disponibilità a coprire i costi di una clinica specializzata in caso di infortunio al ciuchino (circa € 3000 – 4000), per cosa per altro mai successa nell’arco di tutte le sette manifestazioni. Perché chiunque abbia mai montato un ciuco lo sa che il rischio è semmai per il fantino, non tanto per il ciuco».
Una tale lamentela fa pensare alla leggerezza con cui si affrontano queste gare dimenticandosi che sono i controlli a garantire la legalità, non la buona fede. Se in un evento sono coinvolti gli animalii controlli sono ancora più necessari perché essi non hanno voce per chiederli. I casi di doping nelle corse di animali sono piuttosto frequenti: chi fa correre gli animali deve prepararsi all’evenienza dei controlli. I soldi per finanziarli non sono arrivati nel 2015, tanto meno nel 2016: no soldi, no palio. E’ piuttosto sconfortante vedere che è la mancanza di finanziamenti e non la sensibilità a fermare queste corse ma, come si suol dire, meglio che niente.
C’è chi invece ha fatto molto più che niente. A Venaria era in auge da parecchi anni la corsa degli asini al Palio dei Borghi e il Sindaco ha fatto ciò che si dovrebbe fare in ogni città che presenta questo genere di spettacolo: abolirlo. «Dopo 32 anni la storica corsa degli asini a Venaria non si terrà più. (…) il programma elettorale (…) prevede “il divieto su tutto il territorio comunale di qualsiasi forma di spettacolo o di intrattenimento pubblico che contempli in maniera totale oppure parziale, l’utilizzo di animali sia appartenenti a specie domestiche, sia selvatiche” (…) il Comune sostiene che “questa decisione possa essere motivo di rinnovamento della manifestazione, affinché possa evolversi attraverso un maggiore coinvolgimento delle persone dei quartieri, nuove contrade temporanee”. E aggiunge anche una frase di Gandhi: “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”».

Al palio non corrono soltanto cavalli e asini. La fantasia specista non ha limite e mette in campo le rane caricate su carriole spinte da esseri umani a FermignanoSan Casciano dei BagniCivitella Paganico. A Cilavegna ci sono i maiali che corrono nel ‘porcodromo‘. A San Miniato c’è il Palio del Papero. Le galline corrono a Piverone e Villadossola ma quest’ultimo nel 2016 ha dato un esito insperato: «Colpo di scena al palio delle galline di Villadossola: nessuna concorrente nel tempo massimo a disposizione di 20 minuti ha tagliato il traguardo. Così la vittoria è andata alla pennuta in quel momento più avanti (…) E’ la prima volta nei 12 anni di storia del palio che nessuna arriva al traguardo, ma una spiegazione c’è: (…) ieri il sole era davvero cocente. Così le galline hanno deciso di stare nell’unica zona d’ombra del percorso, nei pressi della partenza. A nulla sono valsi premi in cibo ed incitamenti da parte dei conduttori. Qualche incursione fuori dall’ombra c’è stata, ma le concorrenti tornavano sempre e comunque nella zona più fresca. Così trascorso il tempo regolamentare (…) il palio si è concluso ‘a tavolino’ (…)». Questi animali, noti per avere il ‘cervello da gallina’, hanno fatto capire in ogni modo, proprio con il loro cervello, di non volere andare al sole. La lingua non appartiene al mondo animale ma il linguaggio sì: gli animali si spiegano benissimo ciascuno con il proprio. Siamo noi che non capiamo o fingiamo di non capire, granitici sulla nostra posizione antropocentrica ed egoistica.
Strozzacapponi (il nome la dice lunga sul destino di galli e galline) c’è la corsa dei galli che in realtà non corrono ma sono “sistemati su una portantina a mo’ di Madonna” e trasportati di corsa, in uno stato di agitazione e terrore, tra un pubblico in delirio. ALacchiarella il Palio dell’Oca quest’anno ci ha regalato un gradito strascico fuori programma: interrogazione parlamentare e denuncia nei confronti della Sindaca permaltrattamento di animali. Purtroppo la denuncia non vale per il trattamento riservato alle oche in padella, luogo infelice dove finiscono la loro vita come specialità locale, soprattutto in bottaggio, cioè nella famosa ‘cassoeula con l’oca’.
Le corse e le processioni religiose dei buoi sono tante, specialmente nel Meridione: una fra tutte, quella di Chieuti in onore di San Giorgio, è stata oggetto di denuncia per evidenti maltrattamenti ammessi dalla magistratura locale ma tutto è tornato come prima.



Il palio non è solo corsa e soprattutto è uno spettacolo emozionante che coinvolge città e paesi nel corso dell’anno per la preparazione della festa. È ammirevole l’impegno di artisti, musici, sbandieratori, tamburini, dame, cavalieri, principi, alfieri, dotti, araldi che rendono queste rievocazioni esempi di cultura. Ogni luogo ha il diritto e l’onore di mantenere la tradizione del palio ma lo faccia con cortei, giornate di studio, convegni, proiezioni di film e documentari, mostre, laboratori didattici, giochi. Le corse di animali sono segno di arretratezza culturale e degrado specista. Gli animali non sono fenomeni da baraccone e soprattutto non devono portare il peso di alcuna tradizione squisitamente umana.

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