Questa mattina ho partecipato ad “Ada Lovelace Day”, la Giornata dedicata all’eccellenza femminile in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica organizzata dal Museo Piemontese dell’Informatica. Si tratta di un’iniziativa che nasce nel 2009 per valorizzare il ruolo delle donne nel settore scientifico. Una giornata dedicata ad Ada Lovelace che è considerata una delle prime menti informatiche vissuta tra inizio e fine ottocento.
L’aula del Campus Einaudi che ha ospitato l’iniziativa era gremita di ragazzi e ragazze delle scuole superiori. Un peccato, e forse anche una contraddizione, che la maggior parte dei presenti fossero dei ragazzi. Davanti all’energia delle nuove generazioni ho voluto ribadire l’importanza di iniziative di questo genere perché servono a offrire una narrazione differente della storia utilizzando una chiave di lettura femminile.
La storia è scritta soprattutto da mani maschili ed è per questo che spesso viene messo in secondo piano o completamente omesso il ruolo femminile. Iniziative come questa, ma anche come quelle che mettono in evidenza la storia al femminile per esempio attraverso la toponomastica, servono a contrastare la segregazione verticale, cioè la scarsa presenza delle donne nei ruoli apicali, derivante anche dalla scarsa autorevolezza che viene loro attribuita. Gli stereotipi sono una delle principali cause della scarsa rappresentanza di genere in ruoli chiave della società, insieme alla scarsa presenza delle donne negli ambiti scientifici, a partire dai percorsi scolastici, determinando quella che viene chiamata la segregazione orizzontale nel mondo lavoro, per cui molte professioni scientifiche continuano a vedere una scarsa presenza femminile.
A questo proposito, mi ha colpito il dato riportato da Luca Console, Direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, per cui le donne iscritte al dipartimento che dirige sono solamente poco più del 10%. È il dipartimento che ho frequentato e mi spiace registrare come non abbiamo ancora fatto grandi passi avanti verso le pari opportunità, che permettano a tutte e tutti di realizzarsi secondo le proprie attitudini e non in base agli stereotipi maschili e femminili.

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