“Dove i sogni trovano pace”, Maria Rosa Oneto

by Maria Rosa Oneto
“Dove i sogni trovano pace”
L’alba aveva conosciuto l’aurora,
quelle bordate di mare
che trascinano la sabbia lontana.
Come una meteora
sparsa negli abissi della vita
ho sparpagliato altrove l’eco del mio sentire.
C’erano nuvole,
sprazzi di luce a sciogliere il cuore.
Il rammarico di non sentirmi più viva.
Portavo addosso vesti consumate.
Un colorito opaco sulla faccia mai lavata.
Sacchi di plastica a custodire il passato.
Fiocchi stinti dai tempi dell’usura.
Avevo per casa la strada.
I passi frettolosi di chi non voleva vedere.
Il fiato aromatizzato d’alcool
e tanta fame da trattenere
in fondo al pensiero.
Camminavo senza sapere dove andare,
sul viso lo smarrimento di un’anima in pena.

Non sapevo più chi ero e
se sarei morta in un letto cristiano.
Gli anni passavano
incurvati sulla solita panchina.
Una tazza di latte caldo
dava ristoro ai brividi della memoria.
Un giorno un gabbiano fuori rotta
forse ammalato di nostalgia
mi si sedette accanto guardandomi in silenzio.
In breve tempo diventammo amici
senza bisogno di grandi moine.
Lui aveva conosciuto l’Oceano,
il vento di tramontana, l’infuriare della risacca.
Io avevo scelto il silenzio. La fuga in una notte di dicembre.
Far perdere le tracce e andare verso la libertà
di una piazza illuminata

dove i sogni trovano pace.

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