Brexit, a 3 mesi dal referendum Londra è senza negoziatori per trattare con l’Ue: “Ne servono 750 e il governo non li ha”

Solo all’indomani del referendum si è scoperto che il governo Cameron, certo della vittoria dei Remain, non aveva nessun piano alternativo e che il Public Service britannico non dispone delle centinaia di esperti necessari a gestire una trattativa così complessa: Bruxelles ne ha 600. Il neoministro Liam Fox è stato criticato per aver aperto la selezione al settore privato e ai non britannici
A tre mesi esatti da Brexit, non c’è ancora nessuna certezza su tempi e modi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il 22 settembre il ministro degli Esteri, Boris Johnson, si è detto convinto che l’iter “verrà attivato all’inizio dell’anno prossimo”, suscitando le ire del governo. Una sola cosa è sicura: Londra non è ancora pronta, causa mancanza di negoziatori, a intavolare la trattativa con Bruxelles: ne servono 750 e nel Regno Unito non ci sono.In mancanza di direttive certe, commentatori e giornalisti politici spiano ogni gesto del premier Theresa May o dei suoi ministri alla ricerca di un segno, una dichiarazione, un’alzata di sopracciglio che possa far intuire la direzione. Sarà una hard exit, un taglio duro e senza margini di negoziato, come promettono i più determinati fra i Leavers e l’ala populista del partito conservatore, o una soft exit, con concessioni sull’immigrazione in cambio dell’accesso al libero mercato e del mantenimento dei diritti di passporting, come chiede la City di Londra? E quando sarà invocato davvero l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, passaggio formale che segnerà l’avvio di un processo senza ritorno?Continua a leggere….


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