PREFAZIONE di Vincenzo Monfregola
"Ambulatorio 62" non è un racconto come tanti. Piuttosto, è l'apertura della propria anima, che l’autore regala a se stesso e a chi sceglierà di leggere e approfondire la sua storia. Ci parla dell'esperienza drammatica del cancro, non attraverso gli stereotipi classici adoperati per delineare le ombre di questo male oscuro, bensì denudandosi di ogni più piccola, minuscola, microscopica emozione provata.
Nella parte iniziale del testo, l'autore narra la rivelazione, il decorso della malattia e il percorso compiuto per abbattere il "male del secolo", per il quale la medicina da anni combatte. Certo, oggi vince molte battaglie, ma, purtroppo, ancora troppe restano quelle che si concludono con un'inevitabile resa.
Dalle sue pagine emergono fin troppo chiaramente il dolore, il dramma, la gioia per la riscoperta delle piccole cose che la vita stessa può regalare nella sua assoluta semplicità. Sono presenti una lotta emotiva costante, un misto tra la paura del vivere poco e quella del non vivere abbastanza e a fondo se stesso.
Sono parole dure, quelle che l’autore adopera per descrivere la vita, che paragona ad un viaggio affrontato su un treno dal quale si rende conto di non voler scendere così presto. Il suo, è un percorso introspettivo che lo condurrà ad una revisione radicale della propria esistenza. Il cancro si insinuerà nel suo corpo, ma non macchierà mai la sua anima e la voglia folle di restare al mondo, nonostante tutto. E, proprio quando ogni attimo è scandito dalla paura che tenta forzatamente di dettare legge, il protagonista si accorge che è giunto il momento di tirare fuori il proprio coraggio e di iniziare a lottare duramente, con qualunque arma a sua disposizione, la prima delle quali, senza dubbio, è la speranza.
Senza risparmiare o tralasciare alcun dettaglio della sua lotta contro il cancro, Ivan Caldarese lascia che tutti i ricordi del periodo della malattia riaffiorino, mostrandoli con orgoglio come tatuaggi di vita impressi nell’anima. Apre la porta anche ai cuori degli altri, affinché la sua storia diventi condivisione e fortifichi la voglia di combattere un male spietato, fra i peggiori nemici che un uomo possa scoprire di avere, da combattere sul fronte interno della propria coscienza e poi su quello esterno delle tante difficoltà da vincere.
Credo, dunque, che rientri principalmente in questo la pubblicazione di "Ambulatorio – 62", racconto di vita che abbraccia quanti stanno vivendo questo dramma chiamato cancro: vuole essere un urlo di condivisione, perché nessuno pensi mai di essere solo nella propria lotta e possa continuare ad “essere” a tutto tondo, senza mai abbassare la guardia, come verrebbe naturale fare, finendo col darla vinta ad un giocatore che il più delle volte bara, puntando sullo sconforto e sulla paura.
Mai arrendersi: anche quando tutto sembra ricondurre al capolinea, bisogna continuare a vivere pienamente. Come l'autore ci dimostrerà, nulla è realmente e definitivamente scritto nel proprio destino.

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