Stipendi statali, contro il blocco prima class action collettiva al Tar Lazio: “Stato restituisca 10.400 euro a lavoratore”
Il Codacons ha presentato il ricorso
perché "nulla è stato fatto a distanza di oltre un anno dall’esecutività
della sentenza della Corte Costituzionale" che ha dichiarato illegittimo
da luglio 2015 il congelamento dei contratti collettivi del personale pubblico.
Nella Stabilità per il 2016 sono stati stanziati per i rinnovi 300 milioni. La
Uilpa: "Servono almeno 7 miliardi"
di F. Q. | 16
agosto 2016
Il Codacons, come annunciato a gennaio, ha
presentato il primo ricorso collettivo al Tar del Lazio contro il blocco degli
stipendi nel pubblico impiego. “Nulla è stato fatto”, scrive l’associazione per
la difesa dei diritti dei consumatori in una nota, “a distanza di oltre un anno
dall’esecutività della sentenza della Corte Costituzionale“, che aveva
dichiarato illegittimo a partire da luglio 2015 il congelamento dei contratti
collettivi del personale pubblico.Di qui la class action a cui hanno aderito
2mila lavoratori, che è “finalizzata – si legge – ad ottenere la condanna al
risarcimento del danno subito da ciascun ricorrente per il periodo compreso tra
il 30 luglio 2015 e tutt’oggi, e alla corresponsione di un equo indennizzo, a
compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato
adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra
il 1° gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza
causa dell’amministrazione, per un totale complessivo di 10.400 euro a
lavoratore”, conclude la nota dell’associazione. Se la stessa cifra dovesse
essere restituita a tutti i 3,2 milioni di lavoratori pubblici, lo Stato
dovrebbe sborsare oltre 33 miliardi.
Dopo la sentenza della Consulta, il 26
gennaio il Codacons ha diffidato Asl, ministeri, Regioni, Province, Comuni,
ospedali e altri enti pubblici a darne “immediata esecuzione” provvedendo alle
procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018 per il
personale. Ma il governo, nella legge di Stabilità per il 2016, ha stanziato
per il rinnovo solo 300 milioni. E a giugno il ministro della Pubblica
amministrazione, Marianna Madia, ha deciso che gli aumenti retributivi
riguarderanno solo i lavoratori con i redditi più bassi: probabilmente la
soglia sarà quella dei 26mila euro lordi annui. I sindacati non mancano di
ribadire che i soldi sono troppo pochi: sempre martedì il segretario generale
della Uilpa, Nicola Turco, ha diffuso una nota in cui quantifica in 7 miliardi
il costo di un rinnovo triennale dei contratti e sostiene che “è questa la
cifra che il governo deve mettere sul piatto della bilancia, diversamente
sarebbe ragionare sul nulla”. Il confronto ripartirà a settembre.Nel frattempo,
appunto, si è mosso il Codacons. Nel ricorso si legge che “è stato violato
l’obbligo di provvedere sancito dall’art. 47 bis, D.lgs. 165/01, che al comma 2
impone il riconoscimento, ai dipendenti dei rispettivi comparti di
contrattazione, a decorrere dal mese di aprile dell’anno successivo alla
scadenza del contratto collettivo, qualora lo stesso non sia stato ancora
rinnovato, di una copertura economica “nella misura e con le modalità stabilite
dai contratti nazionali”.Per questo al Tar viene chiesto di “condannare le
Pubbliche Amministrazioni a provvedere a dare corso e concludere le procedure
contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018″ e “ad un
risarcimento dei danni quantificato in via equitativa in misura almeno pari
euro 200 per ciascun mese di ritardo nel provvedere al rinnovo contrattuale, a
decorrere dal 30 luglio 2015 e fino all’effettivo rinnovo del contratto
collettivo, ovvero in misura maggiore o minore, che sara’ ritenuta di
giustizia”, oltre a un “indennizzo, commisurato alla perdita di potere
d’acquisto dello stipendio per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015,
sino al 30 luglio 2015, di misura non inferiore a euro 100 per ogni mensilità
di stipendio dovuta, per ciascun anno, per un totale pari a euro 7.800″.
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