by infosannio
Quando e come
ha saputo della cancellazione?
«Qualche settimane fa, ma ufficiosamente era
nell'aria già da qualche mese. Il nostro programma ha bisogno di una
preparazione lunga, serve molto tempo per organizzare i documentari in giro per
il mondo. Di solito a giugno sapevamo già quando sarebbe iniziata la nostra
stagione, ma stavolta nessuno ci ha comunicato nulla. Poi, un paio di settimane
fa, ho ricevuto la telefonata del dirigente Rai a cui faccio riferimento. “La
direttrice di Rai Tre non ha confermato 'Scala Mercalli'”, mi ha detto»
Nel frattempo
la direttrice, Daria Bignardi, le ha telefonato?
«No, assolutamente. Non mi ha chiamato, non ci ho
mai parlato in vita mia»
Molti stanno protestando. Una lettera della
Federazione italiana dei media ambientali
e una petizione su Change.org
chiedono il ripristino della trasmissione.
«Sono felice della solidarietà degli spettatori, ma
non credo che servirà a far cambiare idea a chi decide. Sarà più che altro solo
un esperimento sociologico, temo. Sul breve termine non ci sono speranze. Se
poi dovesse cambiare qualcosa, non ci sarebbero comunque i tempi tecnici per
ricominciare a febbraio, casomai più avanti»
Come le hanno
argomentato la chiusura?
«Non me l'hanno spiegata. Anche perché era difficile
da spiegare. Abbiamo portato avanti un'informazione ambientale che non solo era
rigorosa dal punto di vista scientifico, con interviste a grandi esperti di
tutto il mondo, ma attirava un milione di spettatori in media ogni sabato sera»
Lei quale idea
si è fatto sui veri motivi?
«Abbiamo trattato argomenti che sono scomodi per
qualsiasi governo, e il governo Renzi non fa certo eccezione. Basterebbe dire
che siamo andati contro le trivelle e le grandi opere, e a favore di
un'agricoltura sostenibile»
Durante l'ultima stagione il senatore del Pd Stefano
Esposito ha presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai contro
i «22 minuti di propaganda ai No Tav» che lei avrebbe concesso in una puntata.
Avrà pesato?
«Penso proprio di sì»
Poi hanno fatto rumore le dure stroncature di Aldo
Grasso, che sul Corriere della Sera l'ha definita un «catastrofista», un «gufo
con cravattino».
«Gli attacchi che mi ha riservato in questi anni
Aldo Grasso li porto ad esempio nelle mie lezioni all'università. Perché al di
là dell'astio personale, che è un dettaglio, è il simbolo di un certo mondo
giornalistico che non ha capito nulla della crisi ambientale. Non ha competenze
per ribattere, e quindi si accontenta di denigrare. Non dice mai una parola
sull'autorevolezza dei miei intervistati e sulle soluzioni propositive, non certo
da “gufi”, che avanziamo»
Più in generale, c'è un problema che riguarda i
programmi sulla natura e l'ambiente. In tv, dicono alcuni studiosi come il
professor Ferdinando Boerodell'Università del Salento, sono troppo spesso
«concepiti come mero intrattenimento del pubblico, e non hanno funzione di
elevazione culturale» . “Scala Mercalli” era una delle poche eccezioni, e anche
“Ambiente Italia” e “Bellitalia” sono stati di recente ridimensionati.
«Al di là dei problemi della Rai, questo è un
fenomeno più grave che riguarda tutti i media internazionali, e che ha ben
descritto sul Guardian il mio amico George Monbiot. C'è cioè una
sottovalutazione generale della crisi climatica, i media portano una grande
responsabilità e servirebbero sociologi e psicologi sociali per capire perché
abbiano deciso di nascondere la testa sotto la sabbia»
Come si è
trovato in questi anni alla Rai?
«Devo dire che non ho mai ricevuto pressioni, ho
goduto di un'autonomia completa. D'altronde il biglietto da visita di “Scala
Mercalli” era lo stesso studio in cui registravamo. Eravamo infatti ospitati
dalla Fao, che non avrebbe esitato un secondo a cacciarci se avessimo detto
qualcosa di scientificamente scorretto. L'ufficio stampa della Fao ci aveva
avvertito: “Fate attenzione, se sbagliate qualcosa il giorno dopo ho 4
ambasciatori che mi chiedono conto di voi e devo mandarvi via”. Ma non c'è mai
stato bisogno di richiamarci all'ordine»
Che cosa pensa
della nuova Rai?
«Ho sempre creduto fortissimamente nel servizio
pubblico. Ci lavoro da 20 anni. Gli spettatori mi conoscono dal 2003, da “Che
tempo che fa” con Fazio, ma collaboravo già da prima. Oggi faccio sempre più
fatica a riconoscermi in questa Rai»
Francesca Fornario, conduttrice di “MammaNonMamma”
su RadioDue, denuncia che le hanno chiesto di non fare battute su Renzi. C'è
chi paragona questa Rai a quella di Berlusconi.
«Direi che, a guardare dall'esterno, si fa molto
presto a poterlo dire»
Pensa di aver
commesso degli errori?
«Non credo. Ho fatto solo le mie scelte, prendendomi
le mie responsabilità. È chiaro che sarei stato un ingenuo a pensare che non
avrei sollevato un polverone con la puntata sui No Tav. Ma ci siamo sempre
affidati a un metodo scientifico, un metodo “da Pulitzer”, da giornalismo
d'inchiesta. Questi sono i fatti, ora se ci riuscite confutateli. Ma è un
metodo che evidentemente non piace a chi sta in alto»
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