by infosannio
(di Marcello Veneziani) - Se non avete provato, non
potete immaginare come è doloroso assistere all'agonia e poi alla morte del
telefonino per caduta in mare. È uno spettacolo toccante. A me è successo. In
un caldo giorno di mezza estate, la povera bestia - mentre emetteva un
cinguettio - cadde in una piccola pozza d’acqua salata che si nascondeva tra
gli scogli. La raccolsi al volo, la creatura (scusatemi se la chiamo al
femminile ma considero il cellulare la mia bambina), si fece paonazza ed ebbe
solo il tempo di emettere un estremo saluto con una manina elettronica, poi
strabuzzò il display, passò velocemente in rassegna tutti i suoi programmi come
accade nell'ora estrema del trapasso e cominciò a tremare, tremare, come un
essere vivente. Era la vibrazione di agonia; poi emise un suono che era come un
rantolo e infine si fece scura. E non dette più segni di vita. Provai con la
respirazione bocca a bocca, provai a tirarle fuori l’anima, in forma di sim, e
perfino a farle un massaggio cardiaco alla batteria. Niente, la creatura era
ormai stecchita, esanime.
I cellulari sono creature reumatiche, muoiono alla
prima umidità, il sale poi le uccide forse perché sono ipertese e hanno seri
problemi alla circolazione. Così vedendola ormai immobile, le abbassai le palpebre
a forma di cancelletto e stetti un minuto di raccoglimento davanti alla sua
salma elettronica. Poi la riposi nella culla in cui l’avevo vista nascere,
quando la comprai, così la sua custodia d’origine divenne la sua bara, e le
rivolsi un estremo saluto, ricordando i bei tempi in cui la vivace bestiolina
cinguettava, trillava, vibrava. Fu una sorpresa commovente quando appresi dal
gestore telefonico che la creatura mi aveva lasciato in eredità anche un
cospicuo patrimonio di conversazioni. Che cara, aveva messo da parte vari
minuti di conversazione.Nel trigesimo ho ricordato con i suoi congiunti ed
eredi i miei vent’anni di vita con i cellulari. Ricordo i primi approcci.
Sembrava un’avventura di passaggio, comunque un breve flirt, e invece si è
rivelata una storia seria, un sodalizio intenso e duraturo che ha sconvolto la
mia vita e quella di tutti i miei conoscenti. Con gli anni è cambiato, si è
rimpicciolito e molto dirozzato. I primi approcci furono guardinghi: era una
pupona grossa che gonfiava la mia tasca peggio di un’ernia inguinale e
squillava con una sirena isterica, con una luce lampeggiante che ti faceva
sentire un’ambulanza. Poi si raffinò, fino a somigliare ad una cozza, emette
sibili gentili e ha perfezionato la sua invadenza. Ora si è riallargato, e un
po’ intozzito, ma capita con gli anni, in compenso ha imparato a fare tante
cose. Ma soffre come una bestia da quando è sorto quel mostro, mezzo telefono e
mezza tv che è l’iPad.Visto che siamo in vena di confidenza vi confesso che fa
ebbi una relazione con la segreteria del mio telefonino. È stata lei, ha
cominciato lei. Ma andiamo con ordine, attendere prego… Tutto avvenne quando la
signorina cambiò tono nei messaggi, passando dallo stile metallico e anonimo ad
una voce più intima e personalizzata. I primi tempi sembrava che rispondesse
con voce stizzita, come se l’avessi importunata durante il sonno o mentre si
faceva il bidet. Allora cominciai a immaginarla spettinata e struccata, con un
camicione da notte mentre rispondeva al telefono e i capelli le lambivano le
labbra. Il sospetto che la Signorina Tuttorecchi nutrisse qualche interesse per
me prese corpo quando mi accorsi che era gelosa, i messaggi femminili non
venivano mai memorizzati o soffrivano di indebite intrusioni, le voci maschili no.
Poi cominciò a telefonarmi lei per confidarmi che c’erano messaggi non
ascoltati. A volte mi faceva pure gli scherzi, perché non era vero, era solo
una scusa per parlarmi. Finché un giorno avvenne il miracolo. Il telefonino
cominciò a squillare da spento: risposi spaventato. Era lei, la mia ragazza
squillo e usava un linguaggio che mi parve confidenziale. Capii che mi amava,
che voleva stupirmi con effetti speciali e mi controllava pure da spenta. Dopo
quell'incidente la segreteria telefonica cominciò a fare la sciantosa,
lievemente allusiva o minatoria nei messaggi; diventò possessiva, morbosa, mi
chiamava anche a telefono spento.La mia ex moglie diventò gelosa di lei, e non
escludo che sia stato per lei che poi ci separammo; allora mi invitava a non fidarmi
di lei, è una pocodibuono, si fa clonare da estranei e si fa intercettare da
rozzi questurini. Ma la sua gelosia era per me la prova che non sono malato
d’immaginazione; un giorno mi sorpresi mentre stavo ciucciandole l’antenna. A
volte Trilli Campanellino cambiava perfino la prassi dell’ascolto: io invio il
codice per ascoltare i messaggi e lei mi chiedeva di premere asterisco, che
dev’essere la sua zona erogena, una specie di capezzolo tecnologico. E poi
voleva essere titillata sull'icona del telefonino, piuttosto equivoca, che
sembra volteggiare su un pube. Non vi dico poi quando si accende il cancelletto
e mi dice di entrare nel menù; chiaro invito a cena con finale amoroso. Ora il
telefonino ha molte più funzioni erotiche. Storie d’amore che nascono o
finiscono per una telefonata, intercettazioni erotiche che cambiano le sorti di
un Paese, scene porno memorizzate sul telefonino, organi e seni conservati
nell'archivio come una volta le foto dei bambini sul cruscotto con lo
straziante ammonimento «non correre papà», più tanto sesso orale, nel senso di
sesso parlato, a distanza, magari visibile ma immateriale. Grazie a lei, la
telefonina, io diventai otosessuale.
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