Milan ai cinesi, Premium a Vivendi: da affare fatto a spade di Damocle. E nelle casse Fininvest mancano 700 milioni
by Federica Ghisolfi: "Il contenzioso con i
francesi e i continui slittamenti per la cessione del club di calcio (circola
voce che la trattativa sia definitivamente saltata) rendono bollente l'estate
della holding della famiglia Berlusconi. Nel frattempo, il mercato del Diavolo è
bloccato e Mediaset è pronta a intentare una causa miliardaria contro il gruppo
di Bollorè".
Le bordate di Vivendi
da una parte, i silenzi cinesi dall’altra. Così l’estate di Fininvest diventa
rovente. La holding della famiglia Berlusconi, che controlla Mediaset e il
Milan, si ritrova a giocare una doppia partita in un’uscita che dovrebbe essere
già finita. Dovrebbe, appunto. Perché quella del ramo pay-tv di Mediaset si è
complicata a dismisura e la cessione del club rossonero continua a slittare di
settimana in settimana, bloccando il mercato con ovvie ripercussioni sulla
prossima stagione e alimentando i dubbi sulla consistenza degli acquirenti
cinesi. Uno stallo inatteso e inaspettato su entrambi i fronti, quando le
operazioni avrebbero dovuto essere perfezionate tra la fine di giugno e i primi
di luglio. Il passaggio di mano di Premium, che pure riguarda la controllante
Mediaset e sarebbe stata la contropartita per uno scambio azionario con
Vivendi, valorizzava la pay tv di Cologno 800 milioni, la cessione del Milan
avrebbe invece portato direttamente nelle casse di Fininvest 700 milioni tra
cessione delle quote e saldo dei debiti.
Non poco se si pensa che la cassaforte
della famiglia Berlusconi ha chiuso il 2015 con un sostanziale pareggio a
livello di gruppo e un indebitamento di quasi 800 milioni di euro. Senza
contare il beneficio indiretto ottenibile grazie al risparmio che Mediaset
avrebbe registrato sui costi gestionali di Premium, oltre al mercato e alla
prossima stagione del Milan, che senza l’intervento dei cinesi rischia di
trasformarsi in un percorso a ostacoli, viste le operazioni secondarie in
entrata concluse finora e la necessità di rinforzare la squadra con spese che
la holding non ha intenzione di finanziare. Uno stallo da brividi, lontano da
una risoluzione.
Appare particolarmente
lontana quella relativa a Premium. Le parole di Arnaud de Puyfontaine al
Financial Times (“Se mi dici che mi stai vendendo una Ferrari e poi viene fuori
che è una Punto, c’è un problema) sono apparse come una pietra tombale sul rapporto
tra i francesi e Fininvest, forte dell’accordo vincolante firmato ad aprile.
Vivendi ha detto chiaramente di non voler rispettare i termini dell’intesa in
base alla quale il gruppo di Vincent Bollorè sarebbe diventato socio
dell’azienda della famiglia Berlusconi con il 3.5% e avrebbe acquisito il 100
per cento di Premium in cambio del 3,5% di Vivendi. Alla base della marcia
indietro, l’irrealistico – così l’ha definito de Puyfontaine – business plan di
Premium per il 2017 e 2018. Anni in cui, secondo le previsioni di Mediaset,
l’operazione da 606 milioni per l’acquisizione dei diritti tv della Champions
League avrebbe dovuto portare i frutti sperati dopo un avvio alquanto
difficoltoso con un utile arretrato dell’83% e ricavi cresciuti di appena 20
milioni in più nel primo anno di trasmissione, anche a causa dell’assenza di
Inter e Milan dalla Champions.
Il flop sportivo delle
milanesi è tutto fuorché secondario negli scenari negativi della pay-tv perché
si tratta delle due squadre – assieme alla Juventus – con il bacino di tifosi
più grandi dal quale attingere i clienti. Il tentativo di rilancio – fallito –
del club nella scorsa estate era finalizzato anche alla qualificazione in
Champions perché avrebbe giovato al Milan stesso in termini di introiti da sponsor,
biglietteria e diritti tv oltre che a Premium. Alla fine la squadra è andata
malissimo – nonostante la holding abbia pompato circa 70 milioni per il
calciomercato – e il bilancio si è chiuso con un rosso da 89,3 milioni.
Fininvest ha detto chiaramente di voler chiudere i rubinetti e la lunga ricerca
di un nuovo socio che acquisti il 100% delle quote sembrava arrivata al
capolinea dopo la tragicomica trattativa con Mr Bee. Invece anche il consorzio
cinese, rappresentato dagli advisor Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff e nel
quale ci sarebbero Sonny Wu e Steven Zheng, secondo quanto rivelato da
Bloomberg, continua a tentennare. Tanto che nelle ultime settimane è cresciuto
lo scetticismo assieme alle ansie dei tifosi, che vedono allungarsi la fase di passaggio
nei mesi caldi per l’allestimento della squadra.
Nell scorse ore,
secondo il sito cinese dongqiudi.com, la trattativa sarebbe definitivamente
saltata. Una notizia smentita da Fininvest e da Galatioto, che hanno subito
lasciato filtrare la data del prossimo incontro tra le parti, previsto per il
16 agosto a Milano. Una data comunque non decisiva, mentre i ritardi e gli
slittamenti vengono giustificati con le motivazioni più svariate. Dal cambio
della percentuale di azioni da passare di mano (prima l’80 per cento, ora la
totalità) alla necessità di scrivere i contratti in tre lingue. Fatto che sta
dopo Ferragosto mancheranno due settimane alla fine del mercato, al momento
bloccato ufficialmente perché necessario l’ok di entrambe le parti per l’acquisto
dei giocatori. “Keep the faith”, abbiate fede, pare abbia scritto Galatioto a
chi lo ha contattato dopo la notizia apparsa sul portale dongqiudi.com. I
tifosi, che ne hanno avuta già molta negli ultimi due anni, si augurano di non
ritrovarsi come de Puyfontaine davanti a Premium: con dei cinesi su una Punto e
non a bordo di una Ferrari. Anche perché non potrebbero far causa a nessuno, a
differenza di Mediaset che, certa delle proprie ragioni, è pronta a fare azioni
legali per cifre stimate in 1,5 miliardi a Vivendi
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/02/milan-ai-cinesi-premium-a-vivendi-da-affare-fatto-a-spade-di-damocle-e-nelle-casse-fininvest-mancano-700-milioni/2951180/

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