I gestori
difendono i privilegi: facciamo come gli inglesi, liberiamoci dall’Ue
«Siamo tutti inglesi, siamo tutti contro i
tecnocrati di Bruxelles che vogliono distruggere un’intera categoria di
imprenditori». Il popolo dei concessionari delle spiagge liguri alza la voce e
alza al vento la Union Jack, da Sarzana a Ventimiglia. È la protesta di 1.500
imprese che danno lavoro diretto a circa 5.000 persone per un fatturato annuo
vicino ai 700 milioni, contro la decisione con la quale i ventotto governi
europei, Italia compresa, hanno deciso di aprire il settore alla concorrenza,
così da creare i presupposti per avere un migliore servizio e prezzi più
competitivi. Brucia in particolare ai
concessionari il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue che ha stabilito
l’illegittimità della proroga «automatica e generalizzata» delle concessioni
demaniali fino al 2020 proposta da Roma. La proroga era l’ultima speranza per i
bagni marini di evitare una gara internazionale per le nuove assegnazioni, che
loro giudicano una «lotteria». E allora, ecco la “Brexit balneare” tra
ombrelloni e lettini. Epicentro della protesta è il Savonese, con grandissima
adesione, ma le “onde” si propagano fino al confine con la Francia.
L’emblema
del no alle regole europee dettate dalla Bolkestein è la bandiera inglese che
dal 1° agosto sventola sulle spiagge. Certo, non tutti ne sono emotivamente
coinvolti. Francesco Lepanto, insegnante
di inglese, da bagnante, dice di non condividere la “Brexit balneare”: «Sì, è
vero, sono famiglie che hanno fatto investimenti, ma non è giusto che il
“mercato” delle concessioni resti bloccato. La concorrenza è di vitale
importanza». Paolo Pioppo, imprenditore, è un turista piemontese in vacanza ad
Alassio che con gli inglesi ha storicamente un feeling. «La bandiera? Una
trovata efficace. Sono dalla parte dei balneari, anche se credo sia ormai una
battaglia persa». Non ditelo a Riccardo
Borgo, proprietario dei Bagni “La Bussola”, a Bergeggi, oltreché presidente
nazionale del Sib (sindacato Bagni marini) che ha promosso l’iniziativa. Borgo
è più agguerrito che mai. ««Noi, come gli inglesi, vogliamo che questa Europa
cambi passo - spiega - altrimenti, idealmente, ce ne andiamo sbattendo la
porta. Siamo imprenditori di lavoro, non di capitale. Ci sudiamo fino
all’ultimo euro. Le nostre azienda hanno una storia, meritano rispetto». A Santa Margherita e Rapallo, quasi tutti gli
stabilimenti aderiscono alla Brexit. Un po’ più tiepida l’accoglienza a Recco e
Camogli. E la clientela? Compatta dalla parte dei concessionari, «perché
abbiamo un rapporto di conoscenza e fiducia costruito negli anni».
Nell’Imperiese la maggioranza dei clienti non ha colto il senso della protesta
simbolica, abituata a vedere bandiere di varie nazionalità sventolare sul
litorale. Chi è informato, però, appoggia le rivendicazioni dei concessionari.
«Il turismo di Bordighera è stato “inventato” dagli inglesi - dice Marta
Bianchi - quindi è un simbolo appropriato da esporre in questo momento». Domenico Mazzitelli, presidente regionale del
sindacato balneari, ha ordinato quaranta bandiere, non solo per la sua
“Capannina”: «Le ho distribuite ai colleghi, anche fuori città, le ho spedite a
Vallecrosia e Ospedaletti. Abbiamo investito in queste spiagge per decenni, non
ci faremo portare via tutto dalle multinazionali». A Sanremo le bandiere non
sono ancora comparse, ma spunteranno nei prossimi giorni. 
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