Rivelazioni,
recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale
Vitagliano
Se è vero che il Mezzogiorno è una “periferia” –
come ha denunciato monsignor Luigi Mansi
arcivescovo di Andria nella sua orazione funebre – non è affatto scontato che
le periferie debbano essere povere. Come è altrettanto possibile che
arretratezza e modernità convivano perfettamente. Il Financial Times scrive che
il Sud è “morto” e individua le cause nello “stato delle infrastrutture, nel
letargo della burocrazia e nell’arretratezza del Mezzogiorno”. Ed ecco il
solito luogo comune, contraddetto proprio dalla storia della Bari Nord e del
disastro ferroviario dello scorso 12 luglio. Sì, perché con una potenza
simbolica che solo il caso può suscitare la linea Bari – Barletta è divaricata
su due opposti destini.
Se un viaggiatore va a Bari, si sposta cioè a sinistra
di questa linea, prende un treno verso la modernità, in una direzione opposta a
quella denunciata dal quotidiano inglese. E’ capitato a me di partire dalla
nostra stazione ferroviaria e arrivare a New York senza soluzione di
continuità, senza uscire più per strada lungo questo tragitto, passando
direttamente dalla fermata in aeroporto. Un’infrastruttura di questo tipo non
esiste neppure a Milano. Altro che Sud arretrato. Ma se si va a destra, se si
deve andare a Barletta, magari per prendere un altro treno che risalga la
dorsale nazionale per andare a trovare i parenti al Nord si passa per il
micidiale binario unico privo di sistema automatico di controllo. Se una
responsabilità politica si può attribuire sta proprio in questa contraddizione,
in questa letale coesistenza di tecnocrazia moderna e lentezza bizantina.A 30
secondi dalla fine. Per comprendere la nostra storia di meridionali vi
consiglio di (ri) vedere questo bellissimo film. Due galeotti fuggono da un
carcere di massima sicurezza e salgono su un treno “speciale”: corre ad
altissima velocità per le nevi dell’Alaska, senza più potersi fermare, perché è
auto-guidato. Che dire? Al contrario di quel treno, non dovremmo rassegnarci a
vivere in un Sud dal destino segnato. Abbiamo diritto ad un’ altra possibilità,
ma dipende da noi. Dovremmo sempre dotarci di una fermata di sicurezza.La
tragedia di Andria segna una data nera anche per la storia del giornalismo
italiano. All’indomani del disastro tutte le principali testate nazionali hanno
messo in prima pagina la stessa foto: lo scontro dei treni ripreso dall’alto.
Si è trattato di una foto scattata dai vigili del fuoco, che sulla rete girava
in modo virale già pochi minuti dopo l’accaduto. Ormai esiste solo rete. Le
redazioni dei giornali non si preoccupano più di procurarsi fotografie inedite,
benché anche i fotoreporter siano giornalisti. Vedere sulla carta stampata le
stesse foto che giravano sulla rete è davvero triste dal punto di vista
dell’informazione. Per non parlare dei titoli tutti uguali: il binario unico
della morte. Mi sono convinto che se un gruppo di ragazzi appassionati si
impadronisse di una testata nazionale farebbe un giornale migliore.


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