A Rio l’Italia
riparte da 199 titoli olimpici: la cifra tonda vale un posto nella storia. Ma
l’obiettivo è restare nel G10
Dov’eravamo rimasti? Sabato 11 agosto 2012,
penultimo giorno dei Giochi di Londra: Carlo Molfetta, 28 anni, carabiniere
brindisino, vince con una rabbiosa rimonta la finale dei massimi del taekwondo
sul colosso gabonese Obame. È il primo oro azzurro nell’arte marziale coreana,
il numero 199 nella storia olimpica italiana inaugurata 112 anni prima dal
conte Gian Giorgio Trissino, a Parigi, nell’equitazione.
PIETRE MILIARI
La cifra tonda è a un passo e la festeggeremo
sicuramente a Rio de Janeiro. Tutto sta a capire quando. Dalla prima occasione
utile (sabato 6) in poi, ogni giorno può essere quello buono. La speranza,
naturalmente, è che il conto venga aggiornato il più in fretta possibile. Il
posto nella storia è lì che aspetta, dopo l’apripista Trissino, accanto agli
altri nomi che hanno firmato numeri importanti nella collezione italiana di
trionfi: il 10° di Nedo e Aldo Nadi con compagni di fioretto nel 1920; il 50°
di Ondina Valla, la prima donna, nel 1936; il 100° del ciclista Mario Zanin nel
1964 e il 150° degli sciabolatori nel 1996. Vent’anni dopo c’è un altro
traguardo da tagliare. La sfida del Team Italia sarà arrivare a quota 200 già
nel primo giorno di gare, puntando su tiro a segno, ciclismo su strada, arco,
scherma e nuoto e così compiendo un’impresa mai riuscitagli: cominciare due
Olimpiadi di fila con un oro.
GIOIE A GIOCHI ALTERNI
La partenza da sogno, in verità, è riuscita
raramente. Avvenne per la prima volta a Roma 1960 con un bis nel ciclismo (100
km a squadre e Gaiardoni nel km da fermo) e per la seconda fu necessario
attendere il «pistolero» Di Donna ad Atlanta ’96. Da allora, debuttiamo
vincendo a Giochi alterni: a secco a Sydney 2000 e Pechino 2008, ma addirittura
due centri, entrambi targati Livorno, ad Atene 2004 (il «Grillo» Bettini e Aldo
Montano nel giro di 80 minuti) e altrettanti quattro anni fa a Londra con gli
arcieri ed Elisa Di Francisca, capace di detronizzare Valentina Vezzali e
mettersi dietro anche Arianna Errigo per un podio tutto azzurro. Troppa grazia,
davvero. A Rio ci si accontenterebbe di qualcosa di meno. Il fioretto, questa
volta, è fissato al quinto giorno di gare e il medagliere bisogna muoverlo
molto prima. Diciamolo subito: dal 1996 in poi i bottini raccolti sono in lento
ma costante restringimento e stoppare l’emorragia di metalli sarà un’impresa.
Siamo partiti dai 13 ori e dalle 35 medaglie complessive di Atlanta per
arrivare ai conti pressoché pari di Pechino e Londra (8 titoli e 28 podi).
FIAMINGO IN POLE
Le consuete proiezioni di «Sports Illustrated»
assegnano all’Italia 6 ori e 20 medaglie. Meno delle 25 fissate come obiettivo
dal presidente del Coni Malagò. Secondo la rivista americana, a meritarsi i 150
mila euro di premio Coni saranno Gregorio Paltrinieri e Simone Ruffini nel
nuoto, Rossella Fiamingo, Arianna Errigo e la squadra di fioretto maschile
nella scherma, Frank Chamizo nella lotta libera. Pur con un fatturato ridotto
resteremmo nel G10 dello sport mondiale, come accade ormai dal 1996. E con la
sua spada, la catanese Fiamingo sarebbe il 200° oro italiano di sempre. Già
sabato, primo giorno dei primi Giochi sudamericani della storia.

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