By Paolo Baratto: "Il tema sempre aperto delle unioni civili, i valori della famiglia tradizionali? Adattarsi al volere Europeo? Un tema che durerà ancora molti anni".
Ieri
un altro passo importante verso i diritti civili è stato fatto. Il
Consiglio di Stato ha espresso il suo
parere favorevole al decreto
ponte sui registri per le unioni civili. Come ha detto la Senatrice
Monica Cirinnà, si avvicina sempre di più il giorno in cui potremo
mangiare i confetti arcobaleno e, aggiungo io, accorciare un po’
quel gap che ci divide dal resto dell’Europa e dei paesi
civilizzati.
Italia,
Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania: erano
solo 7 su 28 i Paesi dell’Unione Europea che a inizio 2016 non
prevedevano nessun tipo di tutela per le coppie omosessuali. Tutti
gli altri hanno detto sì a matrimoni o unioni civili. I danesi hanno
dato l’esempio, ventisei anni fa, quando primi al mondo celebrarono
le «partnership registrate». I matrimoni invece arrivarono nel 2001
in Olanda.
L’Olanda
dicevamo è stato il primo Paese al mondo, quindici anni fa, ad
approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il Belgio lo ha
fatto nel 2003, il Canada e la Spagna nel 2005, il Sudafrica nel
2006, Norvegia e Svezia nel 2009, Islanda, Portogallo e Argentina nel
2010, la Danimarca nel 2012, Francia, Brasile, Nuova Zelanda e
Uruguay nel 2013, Gran Bretagna, Lussemburgo e Finlandia nel 2014.
Nel 2015 Cipro e Grecia avevano approvato le unioni civili e nel 2016
per fortuna anche in Italia è arrivata la legge n. 76 del 20 maggio
che ha regolamentato le unioni civili e le convivenze.
Penso
alle molte coppie che conosco che dopo tanti anni insieme potranno
finalmente realizzare il loro sogno, “che poi è innanzitutto un
diritto”, come scrive giustamente Giovanni Minerba su La Stampa di
oggi.
Un’altra
notizia positiva in tema di diritti civili arriva dalla Corte
d’appello di Torino che, recependo un recente pronunciamento della
Corte di Cassazione, ha stabilito che per il cambio d’identità non
è necessario e indispensabile l’intervento di adeguamento degli
organi riproduttivi. Ovvero si potrà richiedere il cambio di sesso
all’anagrafe senza l’obbligo di aver già subito l’intervento
ma secondo la percezione che la persona in questione ha di sé.
La
strada dei diritti civili è ancora lunga ma noi non ci fermeremo e
non ci accontenteremo, ogni passo avanti nella giusta direzione va
orgogliosamente festeggiato con la consapevolezza che si tratta solo
di una tappa della nostra corsa verso una società dai pieni diritti
veramente uguali per tutti.
http://www.monicacerutti.com/attivita/pace-opportunita-e-diritti/unioni-civili-si-accorcia-il-gap-con-il-resto-deuropa/

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