(Luca De Carolis)
by triskel182
Da Fioroni agli alfaniani, fino a Re Giorgio: il
mito non è più intoccabile.
Un tempo qui era (quasi) tutto Italicum. Quanto
“semplificava”, la legge elettorale del rottamatore che non doveva chiedere
mai. Come “smuoveva”. Un prodigio, anzi “una vittoria culturale”, “un
importante raggiungimento”. Lo salmodiavano (quasi) tutti: la gran parte del
Pd, gli alfaniani, gli alleati di multiforme natura, financo destrorsi
ammutinati e schegge varie, in un Parlamento che è tutto un gruppuscolo.Era
tutto un applauso, attorno a Renzi e ai suoi. Alla Maria Elena Boschi che
declamava: “La legge elettorale è il simbolo di un governo che fa sul serio le
riforme”. Avveniva poco più di un anno fa. Poi sono comparse le nuvole, e alla
fine è piombato il temporale delle Comunali. Tanto che ora il referendum di
ottobre (o di novembre, chissà) pare una roulette russa.Tale da spingere tantissimi
a invocare modifiche all’Italicum. A consigliare, reclamare, minacciare. E
pazienza per le parole di qualche tempo fa. Chi può mai ricordarsi, le sillabe
per celebrare l’approvazione definitiva dell’Italicum, il 4 maggio 2015? In
prima fila c’era l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il 6
maggio, due giorni dopo il lieto evento, rendeva noto: “L’Italicum? Credo che
sia stato un raggiungimento importante. E poi non è nato in un mese, ha
impiegato più di un anno, ci sono stati tanti confronti”. Bisognava portarlo a
casa, così com’era. Re Giorgio lo aveva detto più volte anche prima del voto,
per convincere i dissidenti dem. Ma la politica cambia in fretta, e Napolitano
pure. Già nell’ottobre scorso, nel giorno del varo della riforma costituzionale
in Senato, l’ex capo dello Stato virava suggerendo: “Bisogna dare attenzione
alle preoccupazioni emerse sulla legislazione elettorale”. Era un consiglio, a
Matteo: ignorato. E oggi chissà cosa potrebbe dire dritto per dritto, il
Napolitano che seminava dubbi. La certezza sono le frasi di un
tempo.L’entusiasmo di tutta Area Popolare, degli alfaniani, quelli che ora più
premono per cambiare. Ma allora, quel 4 maggio, parevano ubriachi di felicità.
Basta rileggere la vicepresidente dei deputati, Dorina Bianchi: “Un risultato
straordinario, si cambia verso con una nuova legge che garantisce stabilità e
governabilità, condizioni fondamentali per tornare ad essere credibili sui
mercati internazionali e affidabili per gli investitori”. Il deputato Dore Misuraca
andava al cuore del problema: “ La sera delle elezioni i cittadini sapranno chi
governerà l’Italia”. E Maurizio Sacconi quasi non si teneva: “Con questa legge
l’Italia può uscire dalla condizione di democrazia bloccata. Tutta la destra
dovrebbe votarla perché corrisponde alla sua cultura, alla domanda di una
democrazia governante, decidente, anche attraverso il premierato forte”. E poi
lui, il capo-cordata, Angelino Alfano: “Abbiamo approvato una buona legge che
dà stabilità, rappresentanza e anche le preferenze”. Adesso Alfano chiede
sobriamente il premio di coalizione (“ma noi non vogliamo mica smontare la
legge”). Mentre sui giornali fioriscono i suoi aut-aut a Renzi: “Se non
cambiano la norma è crisi di governo”. D’altronde “il tempo cambia molte cose
nella vita” cantava Franco Battiato. Figurarsi le posizioni politiche. Prendete
Giuseppe Fioroni, deputato e veterano dem. Il 2 maggio 2015, poco prima del
parto, già alzava calici: “Questa legge elettorale rappresenta un cambiare
pagina rispetto al degrado della democrazia italiana, ne migliora la
qualità”.In queste ore invece insiste: “È dall’inizio che affermo che
l’Italicum vada cambiato, non lo faccio per convenienza ma per convinzione”
(intervista al Sussidiario.net, venerdì scorso). Certo, c’è anche chi è rimasto
a favore, ma non può dirlo. Caso esemplare, il costituzionalista nonché giudice
della ConsultaAugusto Barbera. Nell’aprile del 2015, qualche mese prima che
Matteo Renzi lo trasportasse tra gli ermellini che più pesano, lo scriveva in
un saggio per il Mulino: “L’Italicum è il migliore dei sistemi possibili con
questo Parlamento e con gli equilibri politici che esso esprime”. E il premio
alla coalizione? “Darlo alla lista è una buona soluzione – ribatteva Barbera –
che tiene conto di una critica martellante che negli anni scorsi veniva rivolta
a tutti i sistemi maggioritari fin qui sperimentati in Italia: quella di dare
vita a coalizioni rabberciate, idonee a vincere ma non in grado di
governare”.Da qui a qualche mese, il giudice Barbera dovrà esprimersi sulla
costituzionalità dell’Italicum. E chissà come potrà mai esprimersi. Lo guardano
attenti, dal Pd. E in prima fila c’è pure il vicesegretario Lorenzo Guerini.
Quel fatale 4 maggio, in aula il dem scandiva così: “Oggi diamo valore alla
nostra coerenza, così da dare risposte agli impegni presi”.
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