by Paolo Baratto: "Le Banche fanno o no gli interessi dei cittadini? Molte volte ci troviamo a lamentarci di conti correnti che a fine anno rendono, come tasso d'interesse, ben poco".
Come
farà il Governo a risolvere il rompicapo di Monte Paschi? Perché
questa volta, in ballo, non ci
sono solo i poveri azionisti
dell’Etruria, ma l’intera stabilità
di un sistema che
è arrivato al capolinea. Né l’esecutivo italiano, né quello
europeo (Commissione europea) possono permettersi un bail-in di
proporzioni gigantesche, anche se stando alle regole che questi
signori hanno sottoscritto dovrebbe essere l’unica opzione
possibile. Il Governo italiano sa che un secondo bail-in
distruggerebbe definitivamente la credibilità
politica del
Partito Democratico e probabilmente porterebbe al collasso il sistema
bancario italiano; allo stesso modo la Commissione europea è
consapevole che forzando il salva-banche su Monte Paschi – qualche
settimana dopo la Brexit – si arriverebbe alla rottura
definitivanon
solo della Zona Euro, ma anche dell’Unione Europea. Una follia a
cui l’Eurogruppo (ovvero i ministri delle finanze dei Paesi che
adottano la moneta unica) sta cercando una soluzione.
Peccato
che siano stati i rappresentanti
del nostro Governo,
nel corso degli anni, a generare il problema assieme a tutte le
istituzioni dell’UE.
Questi
dilettanti allo sbaraglio prima hanno accettato
supinamente ogni
vincolo europeo, senza nemmeno sapere cosa stessero firmando, e
adesso negoziano in ginocchio a Bruxelles le possibili vie d’uscita.
Sul banco ci potrebbe essere:
– creazione
di una seconda (enorme) bad-bank: verrebbero impacchettate tutte le
sofferenze attraverso uno schema che vi
abbiamo già illustrato qui.
Un’azione che replicherebbe il metodo Banca Etruria su scala
nazionale: si trufferebbero i cittadini risparmiatori in modo che
acquistino in maniera inconsapevole i pacchetti (tramite fondi di
investimento di vario tipo). Quest’operazione non elimina il
rischio delle centinaia di miliardi di crediti
deteriorati del
sistema bancario, ma lo sposta solo da un operatore (la banca) ad un
altro, mettendo una pezza in termini temporali.
– rastrellamento
di soldi per creare un altro fondo ibrido (forse a livello europeo?)
simile al tristemente celebre Fondo
Atlante (che
potrebbe essere conseguente alla creazione della mega bad-bank): si
inizierà lo smaltimento dei crediti deteriorati attraverso la
creazione di un fondo. Ma il problema rimane lo stesso: da dove
arrivano i soldi? Perché nel caso del Fondo Atlante non
è stato ancora chiarito.
Nel
caso del salva-banche non si è utilizzato il fondo interbancario
(che, ricordiamolo, è privato) perché la normativa sugli aiuti,
come specificò la Commissione europea, impedisce non solo di usare
soldi pubblici, ma anche solo avere una regia pubblica allo
schema. Due
pesi e due misure:
quando si tratta di cittadini truffati, il Governo e la Commissione
europea non muovono un dito e interpretano in maniera ortodossa la
normativa, mentre per liberare le banche dalla spazzatura si utilizza
quella “flessibilità” che il buon Renzi tanto aveva
propagandato.
In
un mondo normale non ci si dovrebbe nemmeno porre il problema di
utilizzare soldi pubblici o privati per salvare un sistema bancario.
Inutile ricordare che a dicembre, per la prima volta, i risparmiatori
che avevano investito in obbligazioni bancarie (che sono una cosa
completamente diversa dalle obbligazioni “corporate”) hanno perso
il loro denaro. Non era mai successo prima perché la banca centrale
(in questo caso Banca d’Italia) tramite il Governo aveva sempre
esercitato una sorta digaranzia
finale e
di “moral
suasion”
verso il sistema bancario privato. Il problema reale è stato creato
ad arte dalle regole comunitarie e all’interno di questo sistema,
in conseguenza a una disastrosa gestione che vedeva dirigenti e
politici italiani banchettare allegramente.
L’Italia
ha avuto una concreta possibilità di ribaltare il dogma europeo già
a dicembre: il Governo avrebbe potuto bypassare i vincoli facendo
ricorso al bail-out come riportato dalla commissaria alla
concorrenza Margrethe
Vestager.
Le conseguenze sarebbero poi arrivate, non si sa quando e in quale
misura. Ma una cosa è certa: l’Italia non può più accettare
simili imposizioni, specialmente in virtù del fatto (e qui parliamo
del rapporto costi/opportunità) che l’Unione Europea non
restituirà mai i 40 miliardi di Euro che
le banche italiane hanno perso in capitalizzazione di borsa durante
il periodo post bail-in. Soprattutto, non ridarà indietro i risparmi
ai 170mila risparmiatori truffati.
Secondo
il Movimento 5 Stelle prima
devono venire i cittadini.
I loro risparmi sono tutelati dall’articolo
47 della Costituzione Italiana.
Senza di essi non esisterebbe lo Stato, ovvero quella figura
giuridica a cui le banche devono prestare umile servizio. I risultati
portati a casa da questi dilettanti allo sbaraglio – che si sono
accaniti nell’applicare alcuni Trattati fondati sul nulla -,
parlano di un’instabilità fortissima del sistema bancario e di
costi altissimi che gravano sui contribuenti. L’unico sistema
bancario sano è quello regolamentato da una vera separazione
bancaria e
da una banca
centrale pubblica che
eviti il collasso provocato dall’ingordigia dei partiti.

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