E’ quanto messo
a verbale dal pentito messinese Gaetano Costa, e confermato da alcuni
collaboratori di giustizia siciliani e calabresi alla procura di Reggio
Calabria. Un quadro inquietante che vede mafiosi siciliani e calabresi stretti
in un’unica consorteria criminale, mafia, ‘ndrangheta, politica e massoneria
19/07/2016
“Come ho già
riferito, i legami tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta erano strettissimi. Non so in
concreto per quanto tempo, né con quali risultati operativi, ma, sicuramente,
si arrivò, anche, a progettare e, poi, a dare forma (parliamo del periodo
immediatamente successivo alle stragi di Falcone e Borsellino) ad una
super-struttura che comprendeva le due organizzazioni: la cosiddetta Cosa
Nuova“. E’ quanto messo a verbale dal pentito messinese Gaetano Costa, e
confermato da alcuni collaboratori di giustizia siciliani e calabresi alla
procura di Reggio Calabria. Un quadro inquietante che vede mafiosi siciliani e
calabresi stretti in un’unica consorteria criminale, mafia, ‘ndrangheta,
politica e massoneria.“Una specie di organizzazione mafiosa di vertice che
comprendeva elementi di peso di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta, allo scopo di
ottenere uno scambio di favori più efficace e continuo tra siciliani e
calabresi. Cosa Nuova serviva anche ad inserire nel crimine organizzato
siciliano e calabrese, persone insospettabili, collegamenti con entità
politiche, istituzionali e massoniche, in maniera più organica”.Nell’intricata
vicenda rientra l’ordine di arresto per il senatore di Antonio Caridi (Gal) e
per l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, con l’accusa di associazione
mafiosa.
L’operazione dei carabinieri del Ros “Mamma santissima” ha portato
agli arresti dell’ex deputato del Psdi Paolo Romeo, già in carcere dallo scorso
9 maggio, dell’ex consigliere regionale e sottosegretario della Giunta
regionale di centrodestra Alberto Sarra, dell’avvocato Giorgio De Stefano e
dell’ex dipendente della Regione Calabria Francesco Chirico.Per l’arresto del
senatore Antonio Caridi bisognerà attendere l’autorizzazione del Senato della
Repubblica. L’indagine coordinata dal procuratore Federico Cafiero De Raho e
dal sostituto della Dda Giuseppe Lombardo mira a colpire la struttura segreta
di vertice della ‘ndrangheta tesa a dettare le linee strategiche dell’intera
organizzazione criminale e di interagire in maniera sistematica con gli
ambienti della politica, delle istituzioni e imprenditoriali.Lo scopo è
ovviamente quello di infiltrarsi per asservire ognuna di dette entità agli
interessi della consorteria criminale.Gioacchino Pennino, ex esponente della Dc
siciliana, oggi collaboratore di giustizia, ha messo a verbale quanto riguarda
lo zio, uomo d’onore della famiglia di Barncaccio, a Palermo, con interessi
nell’intera Sicilia: “Mio zio mi confidò di essere stato ospite dei Nuvoletta
nel versante napoletano, – è Gioacchino Pennino a parlare –, intorno agli anni
’60, quando mio zio era latitante. Cosa Nostra, ’ndrangheta e Sacra corona
unita sono da sempre unite fra loro, anzi è meglio dire che sono una Cosa Sola.
Da Napoli mio zio si recava in Calabria, dove mi disse che aveva messo insieme
massoneria, ’ndrangheta, servizi segreti e politici per fare affari e gestire
il potere. Un comitato d’affari perenne e stabile“.Alle dichiarazioni del
messinese Gaetano Costa e del palermitano Gioacchino Pennino, a parlare di un
legame strettissimo di Cosa nostra, ‘ndrangheta e massoneria, sono anche alcuni
pentiti, collaboratori ormai storici della magistratura. Gaspare Spatuzza, ex
killer di Brancaccio, il pentito che ha ridisegnato la strage di via d’Amelio.
Spatuzza ha rivelato ai pm il fil rouge che lega0 siciliani e calabresi, in
grado di influenzare gli ambienti più alti del potere politico.“Si trattava di
aggiustare il processo in Cassazione e Giuseppe Graviano mi spiegò come gli
amici calabresi, con particolare riferimento alla cosca Molé-Piromalli, si
sarebbero mossi su richiesta di Mariano Agate, esponente di vertice di Cosa
Nostra, l’anello di congiunzione fra Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta, come mi
spiegarono i fratelli Graviano e così come ho compreso stando in Cosa
Nostra”.Le rivelazioni di Spatuzza & C. hanno indotto il gip Domenico
Santoro a scrivere nelle carte del processo che “si profila con maggiore
nettezza il collegamento fra ‘ndrangheta e mafia siciliana, in una commistione
che dà notizia della cosiddetta Cosa Nuova, super struttura mafiosa che unisce
Cosa Nostra e ‘ndrangheta e che doveva fungere da testa di ponte verso le
istituzioni e la massoneria. Massoneria che, specie in questa terra, era già in
stretta correlazione con le organizzazioni mafiose”.L’inchiesta “Mamma
Santissima” è l’indagine che aspetta ora dal Parlamento l’autorizzazione
all’arresto del senatore Caridi per associazione mafiosa. Inchiesta che
potrebbe ridisegnare le trame che legano e uniscono massoneria-‘ndrangheta-
politica e servizi segreti deviati.“Vorrei che fosse chiaro che questa è la
nuova ‘ndrangheta, che nasce dalla commistione tra la vecchia struttura
criminale di tipo mafioso e la massoneria“. A parlare è Antonino Lo Giudice
detto il ‘Nano’, collaboratore di giustizia, assieme al pentito Cosimo
Virgilio. Ambedue forniscono al sostituto procuratore della Dda Giuseppe
Lombardo i riscontri sui cosiddetti “invisibili”, ‘macchinisti’ della macchina
criminale a Reggio Calabria. Nell’inchiesta “Mamma Santissima”, il professore
Giuliano Di Bernardo, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, interrogato nel
marzo del 2014, come scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare Di
Bernardo “ha illustrato quella che lui stesso aveva percepito essere una sorta
di compenetrazione fra una certa massoneria e la criminalità organizzata,
specie calabrese”.“Entrato in massoneria nel 1961, – sono le sue parole del
professore Giuliano Di Bernardo – nel 1993, dopo essere fuoriuscito dal Goi da
Gran Maestro), fondai La Gran Loggia Regolare d’Italia (2002). La Gran Loggia
Regolare d’Italia è stata riconosciuta dalla massoneria inglese. Il Goi
disconosciuto. In relazione a queste vicende ho avuto diretti contatti con il
Duca di Kent che è al vertice della massoneria inglese che è la vera
massoneria”.Il racconto dei pentiti e quello del professore Giuliano Di
Bernardo, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, quadra alla perfezione con
quello dei massoni. “L’ingegnere cosentino Ettore Loizzo mio vice nel Goi, nel
corso di una riunione della Giunta, presente anche il mio successore Gustavo
Raffi, attuale Gran maestro, ) che io indissi con urgenza nel 1993 dopo
l’inizio dell’indagine del dottor Cordova sulla massoneria, a mia precisa
richiesta, disse che poteva affermare con certezza che in Calabria, su 32
logge, 28 erano controllate dalla ‘ndrangheta. Io feci un salto sulla sedia.
Gli dissi subito: e cosa vuoi fare di fronte a questo disastro. Lui mi rispose:
nulla. Io ancora più sbigottito chiesi perché. Lui mi rispose che non poteva
fare nulla perché altrimenti lui e la sua famiglia rischiavano gravi
rappresaglie. Fu questo che mi indusse prendere contatti con il Duca di Kent a
cui esposi la suddetta situazione. Lui mi disse che già sapeva questa
situazione tramite notizie da lui avuti dall’Ambasciata in Italia e dai servizi
di sicurezza inglesi”.La rievocazione dei verbali di Di Bernardo provoca la
dura reazione di Stefano Bisi, Gran maestro dl Grande Oriente d’Italia. “Il
Grande Oriente d’Italia, pur non avendo nulla a che fare in termini di ruolo,
di logge e dei suoi iscritti - è stato poi strumentalmente e forzatamente
evocato in tale contesto dagli organi d’informazione”. Secondo il Gran Maestro
Bisi, “tirare in ballo un morto, che non può minimamente contraddire o
puntualizzare la versione dei fatti attribuitagli, è sin troppo facile e da
furbi”. Poi l’attacco a Di Bernardo, che “avrebbe avuto tutti gli strumenti massonici
a sua disposizione e sarebbe dovuto prontamente intervenire per sciogliere le
Logge in presunto odore d’illegalità di cui ha parlato nel 2014, o denunciarne
i fatti alle autorità competenti. Il non averlo fatto allora sarebbe ancora
oggi un atto estremamente grave e incomprensibile”. (Il Fatto Quotidiano, 18
luglio 2016).
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post