I Legali della
Juventus hanno già annunciato che impugneranno il verdetto. La motivazione
della sentenza è che "la Società Juventus Football Club SpA è venuta meno
agli obblighi di buona fede e riservatezza imposti dai regolamenti
competenti".
Nonostante anche il parere negativo della
Federcalcio, la Juventus non volle rinunciare alla stella del trentesimo
scudetto (ma 28 ufficiali, a causa dei due revocati dopo lo scandalo
Calciopoli) ed optò per una soluzione alternativa, facendo riportare sulla
varie tute di allenamento e maglie da gara la scritta "30 sul campo",
mentre commissionò la produzione di altre maglie destinate alla vendita sullo
store ufficiale ad un'altra azienda esterna a Nike. Il matrimonio tra Juventus
e Nike è durato quindici anni, dal 2001 a giugno 2014, dopo di che la società
presieduta da Andrea Agnelli è passata all'Adidas. Gli attriti però nascono nel
2012, in occasione del primo scudetto dell'era Conte: il 28° secondo i conteggi
ufficiali post-Calciopoli, il 30° per i bianconeri che vogliono cucire a tutti
i costi la terza stella sulla maglia. La Nike si oppone, interviene la Figc che
nega l'autorizzazione e il gruppo americano pensa che la questione finisca qui.
Rendendo così note le caratteristiche tecniche della nuova maglia prima che
fosse lanciata sul mercato. Le stelle non si comprano, ma si pagano. Il
tribunale arbitrale di Ginevra, presieduto da Alexis Mourre, ammorbidisce la
pena e condanna, con la pronuncia odierna, la Juventus a pagare
"soli" 2 milioni di euro. Ragion per cui, la Vecchia Signora è stata
condannata, come riporta 'Il Messaggero' al pagamento di una cifra equivalente
al 5% del valore base della sponsorizzazione degli ultimi due anni di
contratto. In soldoni, 1,5 milioni più 500 mila euro di spese legali.

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