I precedenti: dalla Liguria alla Calabria

Il tratto della Tirrenica tra Ascea e Pisciotta, però, non è l'unico a rischio.
Le più sensibili sono le linee costiere.
LA FRANA DEL 2014. Sulla Genova-Ventimiglia, lungo la quale si sta procedendo al raddoppio dei binari tra Andora e Finale, nel gennaio 2014, una frana causò il deragliamento di un intercity a Capo Rollo in cui rimasero feriti due macchinisti. La circolazione riprese solo due mesi dopo, durante i quali la Liguria rimase tagliata in due.
Sono invece state riaperte da poco la Porrettana e la Siena-Grosseto, due 'linee minori' a lungo interrotte sempre a causa di una frana.
In Calabria, una delle regioni italiane più arretrate in termini di trasporto ferroviario, a causa delle alluvioni del novembre 2015, un cedimento del terreno aveva bloccato la circolazione tra Scilla e Favazzina. Nello stesso punto in cui, nel 2001, un altro smottamento causò il deragliamento dell'espresso Roma-Reggio Calabria causando 10 feriti lievi.

A RISCHIO 3.400 PUNTI. Al 2015, i punti della rete ferroviaria interessati da eventi dovuti a dissesto idrogeologico erano circa 3.400. E «costantemente monitorati» da Rfi.
Per questo, il gruppo aveva programmato circa 430 interventi per la messa in sicurezza delle aree prossime ai binari, soprattutto in Piemonte, Campania e Liguria, per un investimento di oltre 145 milioni di euro.
Nell’aggiornamento 2015 del contratto di Programma 2012-2016 rientrano invece anche «interventi di raddoppio di linee» a binario unico e «velocizzazioni di linee convenzionali delle direttrici Nord-Sud», tra cui l'Adriatica e proprio la Tirrenica, in Campania, Puglia, Calabria ma anche in Sardegna.
INVESTITI IN PREVENZIONE 1,2 MLD. L'aggiornamento, scrive Rfi, prevede «per le tecnologie di ultima generazione e per la sicurezza del sistema ferroviario nazionale fondi per 1,7 miliardi di euro di cui 1,2 per prevenzione dissesto idrogeologico e rischio sismico, soppressione passaggi a livello e accessibilità alle stazioni».
Chissà se questi interventi contemplano anche la messa in sicurezza dei cinque chilometri che vanno da Pisciotta ad Ascea.
Quei cinque chilometri da cui dipende «l'unità d'Italia», come continua a ripetere Luigi Ciancio.


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