by Oubliette Magazine
lug 4, 2016
Non stilerò statistiche.
Femminicidio
Ne abbiamo lette molte e troppi si sono improvvisati esperti in materia, cercando di dimostrare che uomini e donne vengono uccisi in pari numero. Non è questo il tipo di parità a cui auspico e non è scartabellando numeri che una donna di parole, come me, affronterà, aprendosi ad un sano confronto costruttivo, il tema del femminicidio.
Le donne uccise sono moltissime: questo aggettivo superlativo è un punto di partenza sul foglio e un mancato punto di sutura su una ferita sociale che non possiamo ignorare, perché il sangue delle vittime ci imbratta. Tutte e tutti.
Ho letto svariati libri e articoli in merito, nell’empatia per le storie vere raccolte e per le testimonianze delle sopravvissute; nell’angoscia di una risposta, da parte dei saggisti di varia formazione, che mitigasse l’orrore; e, soprattutto, nel tentativo di abbracciare una soluzione, o meglio di un progetto di soluzione. La cronaca, non solo nera, che ci propone e ci racconta di donne – bambole, oggetti d’uso e di scarto, è rivolta anche a me, che sono nella società e ho il dovere di sapere, di dire e di fare.
Userò il termine femminicidio. Non perché sui cadaveri si debbano celebrare “ismi”, ad alcuni dei quali cui dobbiamo anche essere grati, seppur in questo momento non sono oggetto di indagine, ma perché, come sottolineano Loredana Lipperini e Michela Murgia, le parole cambiano il mondo, in bene e in male, e ... http://oubliettemagazine.com/2016/07/04/femminicidio-ed-il-diritto-di-scegliere-come-vivere-e-di-essere-lasciate-vivere/

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