(Marco Maroni)
11/07/2016 di triskel182
Non c’è solo la crisi del Montepaschi. Fiaccato
dalla peggiore recessione dal dopoguerra (che fa esplodere il numero di
debitori insolventi), da tanti casi di malagestione e da una vigilanza
distratta o connivente, il settore bancario italiano è in grave difficoltà. Gli
italiani se ne sono accorti con il salvataggio di quattro banche locali in
novembre, pagato dai risparmiatori con l’azzeramento di 2,6 miliardi di titoli.
Ci troviamo nel mezzo di una situazione che rischia d’essere disastrosa per il
Paese e talvolta è difficile orientarsi tra tecnicismi, acronimi e procedure
complesse da addetti ai lavori. Ecco una guida ragionata.Crediti deteriorati In
gergo finanziario sono noti come Non performing loans (Npl), sono i crediti
difficili da riscuotere, perché l’azienda o l’individuo a cui il denaro è stato
prestato si trova in una situazione di difficoltà finanziaria. I casi più
difficili sono definiti “incagli” e “sofferenze”.
I primi sono crediti in
situazione di difficoltà temporanea, i secondi sono inesigibili perché il
debitore è in fallimento o in una situazione simile. Poiché la gran parte dei
prestiti erogati è a fronte di garanzie offerte dal debitore (per esempio
immobili su cui è stata iscritta un’ipoteca) si conta su un margine di
recupero. La banca così svaluta il credito e ne copre una parte con
accantonamenti in vista di future perdite. La parte di sofferenze al netto
delle svalutazioni effettuate, sono le cosiddette sofferenze nette. La crisi ha
fatto esplodere le sofferenze. Erano 59 miliardi lordi e 36 netti nel 2009,
sono 198 miliardi lordi e 85 netti ora. Significa che del totale dei crediti in
sofferenza il sistema bancario valuta si possa recuperare il 42%. Solo che il
mercato la pensa diversamente. Il prezzo offerto dai fondi speculativi stranieri
è attorno al 20%. All’incirca quello applicato alle quattro banche locali
(Marche, Etruria, Ferrara, Chieti) salvate nel novembre scorso. La Bce ha
chiesto al Monte dei Paschi di ridurre di 10 miliardi entro tre anni la sua
mole di crediti deteriorati lordi (47 miliardi, 24 netti). Venderli ai prezzi
di mercato aprirebbe voragini nel bilancio Bail-In È la nuova norma Ue per le
crisi bancarie prevista dalla direttiva Brrd (Bank recovery and resolution
directive). Il principio fondamentale è la condivisione delle perdite. Del
salvataggio della banca in difficoltà devono farsi carico, nell’ordine:
azionisti, portatori di obbligazioni subordinate e di obbligazioni senior e, se
non basta, anche correntisti sopra i 100 mila euro (sotto questa cifra c’è la
garanzia del fondo interbancario). La direttiva Ue è stata recepita in Italia
il 16 novembre 2015 e applicata al salvataggio di quattro banche locali:
Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di
risparmio di Chieti. Per coprire le perdite, il valore delle obbligazioni
subordinate è stato azzerato. I piccoli risparmiatori coinvolti erano 10.500,
per un valore totale di 340 milioni di euro. L’istituto da salvare adesso è il
Monte dei Paschi di Siena, terza banca nazionale. Considerato il contenzioso e
le proteste innescate dalla vicenda delle quattro banche locali, il governo sta
cercando di evitare di applicare la stessa direttiva e quindi salvare i
risparmi. Le obbligazioni subordinate del Montepaschi sono in mano a circa 60
mila risparmiatori.Aiuti di Stato Fino al 2013, per gli Stati dell’Ue era molto
più facile salvare le proprie banche (il cosiddetto bail-out): il totale degli
interventi, tra il 2018-2014 ha superato i 600 miliardi di euro (pubblici). Dal
2013, con un’apposita comunicazione, e poi in seguito con il bail-in, Bruxelles
ha stabilito che prima vanno tosati azionisti e creditori. Le trattative
vengono fatte con gli uffici dell’Antitrust europeo della Commissaria Margrethe
Vestager.SubordinateSono i titoli obbligazionari meno garantiti. I titoli di
debito si distinguono in due principali classi: senior e subordinati. Le
obbligazioni senior o secured sono le più garantite, danno al sottoscrittore il
diritto prioritario al rimborso in caso di fallimento o di bail-in. Le
obbligazioni subordinate fanno invece parte del debito cosiddetto unsecured, o
junior. In caso di fallimento o di bail-in, queste obbligazioni sono rimborsate
solo dopo che siano stati soddisfatti gli obbligazionisti senior, ma se non
basta a coprire le perdite (per almeno l’8% delle passività totali) anche
queste ultime vengono azzerate. La Banca d’Italia calcola in 67 miliardi le
obbligazioni subordinate in circolazione in Italia, quasi la metà in mano alle
famiglie (il resto è degli investitori professionali). Mps ne ha per quasi 5
miliardi.Aumenti di capitale Il patrimonio netto delle banche, come di
qualsiasi società, è dato dalla differenza tra attivo e passivo. Quando
l’attivo diminuisce il patrimonio cala e i soci devono mettere mano al portafoglio
per ricostituirlo. L’attivo delle banche è fatto prevalentemente di crediti,
soldi prestati a imprese e famiglie. Quando questi crediti diventano
deteriorati o inesigibili, insieme all’attivo cala anche il patrimonio. Le
banche hanno per legge dei requisiti di patrimonio molto stringenti, quindi in
caso di deterioramento dei crediti sono costrette ad aumentare il capitale
chiedendo i soldi al mercato (con la possibilità di dare la precedenza, in
opzione, ai soci). Se Mps applicasse subito quanto chiesto dalla Bce, dovrebbe
reperire tra i 3 e i 4 miliardi.Vigilanza bancariaDal novembre del 2014, la
vigilanza sugli istituti di credito non è più appannaggio della sola Banca
d’Italia, ma si è allargata alla Banca centrale europea, come previsto
dall’Unione bancaria. È nato il Single supervisory mechanism, che sorveglia le
banche “significative” dell’area euro, cioè quelle con attivi sopra 30 miliardi
o superiori comunque al 20% del Pil del Paese. Quelle “meno significative”
restano sotto il faro di Via Nazionale, i cui ispettori affiancano in colleghi
della Bce nelle ispezioni delle grandi banche. Francoforte non è però un corpo
unico: l’Unione bancaria – sulla carta composta da tre pilastri – ha previsto
una distinzione tra politica monetaria e supervisione sul credito per evitare
conflitti tra obiettivi divergenti. Risultato: l’attività di Mario Draghi è
separata da quella della vigilanza, guidata dalla francese Danièle Nouy, e in
questi mesi si è notata la diversità di approccio tra i due. Il secondo pilastro
è il “Meccanismo unico di risoluzione” per gestire le crisi bancarie, anche se
in caso di aiuti di Stato serve sempre l’ok di Bruxelles (altrimenti la Bce
deve cassarli dal capitale dell’istituto salvato). Il terzo pilastro
dell’Unione bancaria, l’assicurazione unica sui depositi a livello europeo, non
è mai nato perché Berlino ha posto il veto, prima vuole che si spezzi il legame
tra Stati e banche che comprano i loro titoli di debito.Stress test Sono
definite così le valutazioni che i tecnici della Bce fanno sui patrimoni
bancari per determinarne la vulnerabilità a eventi negativi, per esempio un
peggioramento della crisi economica, un deterioramento dei crediti, una crisi
di fiducia degli investitori. Servono insomma a stabilire se le banche sono abbastanza
solide da sopportare eventi imprevisti. La valutazione consiste innanzitutto in
un’analisi degli attivi, per verificare se il patrimonio sia adeguato a
fronteggiare la loro rischiosità. I primi stress test della vigilanza Bce sulle
banche europee, di cui 15 italiane, furono fatti alla fine del 2013. Nove
banche italiane risultarono potenzialmente carenti di capitale: Banco Popolare,
Popolare di Milano, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza, Carige, Credito
Valtellinese, Monte dei Paschi, Veneto Banca. Queste banche nel 2014 fecero
aumenti di capitale per complessivi 10 miliardi e rientrarono nei parametri di
prudenza stabiliti dalla vigilanza. Alla fine del 2014 rimanevano fuori dai
parametri solo Mps e Carige.
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