by Pier Luigi Cavalchini
Alessandria: Poche parole per ricordare Guido, in modo non rituale e rispettoso dei suoi punti di vista. Ci incrociammo per caso ai tempi del primo referendum sulla “scelta energetica nucleare”, più o meno nel 1987 e furono scintille. Lui, favorevole all’utilizzo dell’atomo di pace, io no. Allora facevo parte della Lega per l’Ambiente e, a Bologna, fui alla prima riunione di fondazione dei Verdi italiani con Gianni Mattioli e Massimo Scalia. Lui no. Aveva una fede nelle potenzialità della scienza e della tecnologia che andavano ben oltre le posizioni personali, erano linee portanti insite nella sua storia di giornalista e di uomo.
Una scelta di lunga data che vedeva nella realizzazione di un “socialismo scientifico” la sua massima realizzazione. Io no. Già allora ero fra coloro i quali godevano del disfacimento dell’ex URSS, sostenendo tutto quanto era ad essa contrario, dalle scelte ponderate e social-liberali di Dubcek e Svoboda nella Praga del ‘68 fino alle “madonne” di Lech Walesa e alle denunce di parafascismo per Ulbricht e quello che restava della Germania Orientale.
Un altro mondo, altre epoche, che ai più dicono poco o niente, come il milione e mezzo di persone presenti nel 1984 (e ancora nel 1985) a Roma in una delle marce per la pace più partecipate della storia. “Pace” che Guido, con affinato distacco, considerava impossibile comemotus animi e sempre e soltanto da considerare come “confronto di forze”.
Alla lunga ha avuto ragione lui. Il crollo del muro di Berlino, l’implosione e la successiva trasformazione/disgregazione dell’URSS dimostravano che tutto quanto era successo nei “begli anni della gioventù” , come diceva Pasolini nelle sue “Lettere Luterane”, era il preludio a qualcosa di più complesso , di mosse e calcoli fatti a tavolino… Dove? Non so e non lo sapremo mai… ma complimenti a chi ha preparato la “trappola all’orso Igor”. Guido questo, invece, lo sapeva… lo percepiva e non aveva problemi a definire “poveri sciocchi” gli idealisti o i pacifisti che tentavano
altre strade.
Per un po’ non ci incontrammo più … fino alla “prima consiliatura Francesca Calvo” quella del primo Sindaco di monocolore leghista d’Italia. Ovviamente ero all’opposizione (per i Verdi), così come lo ero stato nella precedente tornata con un collaudato sistema di potere che vedeva nel PCI e nel PSI il suo terreno di coltura. Con quel “sistema” Guido Manzone aveva avuto problemi (siamo a fine anni Ottanta inizio anni Novanta dello scorso secolo) e, probabilmente, il tutto derivava da scelte clientelari fatte non secondo lo spirito “scientifico” e “qualitativo” a cui era legato... ma a ben altro. Su questo, però, non saprei andare oltre e, penso, meglio di me possano ricordare le motivazioni di quella frattura altri “personaggi” della politica locale, alcuni ancora sulla breccia.
Comunque, durante i circa tre anni di sua presenza nella Giunta Calvo, si dimostrò duro – al limite dell’intolleranza – con tutto quanto sapeva di “pastette” o di “favori”, cercando di cancellare quel che era stato prodotto nelle (pseudo)Giunte di Sinistra precedenti. Al proposito ricordo un curioso confronto avvenuto nella Sala Ferrero del nostro Teatro Comunale riguardante le attività culturali per le scuole cittadine. Ad una mia puntualizzazione (oltre che di Lega per l’Ambiente ero, nei primi anni ‘90 consigliere verde di opposizione) sulla necessità di mantenere ciò che era stato fatto di buono dal precedente assessore avv. Zino (Giunta Mirabelli) in quanto “si rischiava di gettare il bambino e l’acqua sporca”, fui duramente redarguito in fase di replica finale (come sempre ad uso degli assessori in carica) con l’augurio che i nuovi partners comunali fossero “veramente nuovi” e non “riciclati”. Come prevedibile mi “offesi” per quelle parole e non ci fu più buon sangue per parecchio tra di noi.
Il miracolo (cioè la definitiva riconciliazione e, anzi, una vera “empatia”) ci fu con il “post – alluvione 1994”. Io ero ancora in Consiglio Comunale e, in una epica seduta del 10 novembre 1994, non firmai un atto di accusa (per “incapacità” o qualcosa del genere…) destinato alla dottoressa calvo e alla sua Giunta. I “numeri” c’erano. L’atmosfera da imboscata era perfetta, con una città sottosopra per l’alluvione e un “clima emergenziale” che si respirava ovunque. Erano anche pronti un sufficiente numero di “maramaldi” pronti ad abbandonare la nave in pezzi… bastava solo un segnale. Ma il segnale non venne. Il mio voto favorevole alla costituzione di una “Commissione emergenziale per la gestione della crisi post alluvione” , proposta proprio dai Verdi, cambiò tutto. Di quel passaggio si ricordava spesso Guido, anche se – sia io che lui – dalle modalità di incarichi e appalti “in condizioni emergenziali” post-alluvione, più volte prendemmo le distanze… Per usare un eufemismo…visto che siamo stati più volte firmatari di segnalazioni agli Organi di Controllo sia locali che nazionali per irregolarità e abusi. Di lì la conoscenza “privilegiata” dei risultati dell’incarico dato dal dott. Brusco (allora Procuratore della Repubblica) all’ing. Prof. Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova, in merito a cause e possibili interventi in merito alla recente drammatica alluvione del 6 novembre 1994. Il resto è noto. Il suo impegno per la salvaguardia del “bene” Cittadella e del ponte di fine ‘800 che la abbelliva in modo armonico è proverbiale per cui non aggiungo nulla.
Per chiudere solo una annotazione, veramente tutta mia: l’unica altra persona presente con me (con due pattuglie di Carabinieri interpellati via cellulare dal sottoscritto) al momento della frettolosa recinzione e successiva “prima picconatura” del ponte “Cittadella” il pomeriggio del venerdì 7 agosto 2009, era un infuriato Guido Manzone in maniche di camicia con intenzioni bellicose nei confronti di tecnici e operai (fra questi era presente l’ing. Neri e l’allora “addetta stampa” del Comune). Dovetti calmarlo… perché anche in quel frangente l’ “operazione” era il risultato di mosse e calcoli fatti a tavolino… Dove? Non so e non lo sapremo mai… ma complimenti a chi ha preparato la “trappola” a noi poveri “orsi”…
Guido ha vissuto pienamente di contenuti e di “ideali” e per questo non ha bisogno di “mosse e tavolini”… Li lascia volentieri ai faccendieri.
20/07/2016 20:40:29
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