Posted on 19 luglio 2016
Dario Fornaro
C’è la possibilità – tutt’altro che remota o
meramente provocatoria – che questa città
si accinga, o addirittura si sia già avviata, a dare il peggio di sé
stessa sulla annosa questione
Cittadella. Da un lato, infatti, si spargono gli annunci che, specie dopo
l’apparizione dei 25 milioni governativi, stiano maturando velocemente gli
attesi programmi di intervento, conservativo ed evolutivo, sull’insigne
monumento. Dall’altro, resta totalmente impregiudicato, almeno a livello di
cittadinanza, il problema di chi, di quale Ente o Istituzione, abbia titolo per
selezionare e programmare responsabilmente tali interventi, e in quale visione
complessiva.Di più: mentre si continua a proclamare, giustamente, un’importanza
storico-architettonica quantomeno europea della Fortezza settecentesca, non si
percepisce alcuna intenzione di mettere in campo, al momento decisivo,
esperienze e professionalità progettuali di adeguato livello, mentre gli studi
e le proposte degli scorsi decenni (vedi putacaso Politecnico di Torino)
restano materiale d’archivio. Spira, anzi, un’aria di schietto provincialismo,
tipo: ce la facciamo benissimo da soli, con le nostre segnalate risorse
culturali e con la sventagliata di
proposte locali di “valorizzazione” del Monumento già pervenute; che
potrebbero, opportunamente stimolate, crescere ancora quantomeno in gara di
fantasia
.Poco importa che le proposte finora collazionate abbiano preceduto,
muovendosi a ruota libera, una (tutt’ora assente) decorosa e affidabile
posizione del tema Cittadella da parte di chi ne abbia solide prerogative:
magari lo Stato, tutore in generale dei beni culturali e proprietario della
Fortezza.In questo navigare a vista (e a comunicati), sopraggiunge ora da
Palazzo Rosso la notizia che a fine di settembre si terranno in città gli
“Stati Generali della Cittadella”. Col bisogno che c’è di capire dove si vada a
parare verrebbe prontamente da dire: alla buon’ora! Ma non essendoci, a due
mesi data, alcuna anticipazione di metodo e di contenuti di tale adunata, è
lecito chiedersi: saranno, questi Generali, l’inizio (finalmente!) di un
percorso progettuale sensatamente basato su una piattaforma di obiettivi,
condizioni e limiti dichiarati, ovvero si profila un tentativo di dare una sontuosa copertura “democratica” ad una procedura
surrettiziamente imboccata e serrare le fila attorno a filoni già delibati in
separata sede? L’esperienza del PPS/Piano Strategico di Sviluppo, di fabbiana
memoria, non è propriamente rassicurante in ordine alle discrepanze, ben
coltivate, tra rappresentazione e sostanza nel processo decisionale pubblico.A
tener desta l’attenzione sulla Cittadella contribuisce poi il fatto che l’enfasi dei mesi scorsi, peraltro
giustificata, sull’annunciato arrivo dei 25 + 9 milioni statal-regionali in
favore di progetti e interventi inerenti alla Fortezza alessandrina, sembra
aver emarginato le preoccupazioni di
quei gruppi, modesti ma agguerriti, che da anni si erano proposti di montare la
guardia alla inconsulta manomissione del
monumento rispetto alla sua rilevante, anche se non esclusiva, valenza
storico-militare.Se abbiamo affastellato elucubrazioni scarse di riscontri o se
abbiamo impropriamente evocato atmosfere da colpi di mano, lo sapremo presto e
ne daremo atto.
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