20/07/2016 di triskel182
Dopo aver capito cosa mettere dentro la parola
“Democrazia“, sarebbe poi il caso di passare alla parola “sicurezza“: termine
oggi abusato e ripetuto in mille salse.Sicurezza nei confronti del terrorismo,
nei confronti degli immigrati, contro l’invasione..Una volta questa parola
aveva anche altri significati ad oggi passati nel dimenticatoio: la sicurezza
di un posto fisso, di una vita tranquilla.Un lusso che non ci possiamo permettere,
ci dicono, nell’epoca del precariato (che serve per essere attrattivi nei
confronti degli investitori) e del boom del voucher.
Ma la cronaca di questi giorni ci racconta di altri
pezzi di sicurezza che abbiamo perso.
Gli arresti per l’inchiesta sulla ndrangheta e le
sue infiltrazioni nel Terzo Valico: inchiesta che racconta di come le cosche
entrino negli appalti delle grandi opere (inutili e costoso e dunque molto
amate dai signori del si), di come le cosche siano capaci di avvicinare i
politici anche a livello nazionale come i senatori di GAL (Caridi era già
indagato nell’inchiesta sulla struttura di vertice della ndrangheta in
Calabria).
Lucio Musolino e Ferruccio Sansa su Il fatto
quotidiano:
Il Terzo Valico, tanto per cominciare:
“Dalle intercettazioni–r ac-conta il procuratore di ReggioCalabria, Federico
Cafiero De Raho –rileviamo l’interesse degli imprenditori prestanome della
cosca a sostenere finanziariamente il movimento Sì Tav per creare nell’opinione
pubblica un orientamento favorevole per quell’opera”. La ’ndrangheta sfrutta
“il difficile inizio dei lavori, ostacolato dalle iniziative in-traprese dal
comitato NoTav ”, scrive il gip Barbara Bennato
E la sicurezza nei confronti del terrorismo?
Possiamo essere sicuri contro la minaccia dell’Isis con un ministro
dell’Interno che comunica ai media le indagini prima che vengano eseguite dai
pm facendo infuriare il procuratore anti mafia Roberti. “Le indagini prima si
fanno, poi si comunicano” – diceva il procuratore, riferendosi all’annuncia di
una pista pugliese per l’attentatore di Nizza.E che dire dell’intervista di
Matteo Renzi su Sky secondo cui “grazie all’intelligence, l’Italia ha sventato
almeno due o tre attentati”.Attentati di cui la procura non ne sapeva nulla e
che dunque fanno nascere tanti pensieri. Siamo tornati ai tempi di Piazza
Fontana quando il SID si guardava di passare le carte alla procura di Milano?
Oppure è solo l’ennesimo spot propagandistico?Quanto siamo sicuri in un paese
in cui ancora non esiste il reato di tortura? Uno stato di diritto, una
democrazia vera, è tale anche perché (diversamente dai califfati dell’Isis) le
forze dell’ordine rispettano l’incolumità delle persone in loro custodia.
Diversamente da quanto è successo a Genova nelle
notti cilene del luglio 2001.
Pare che in Italia, gli stessi politici della
sicurezza, questo reato non lo vogliano proprio, come nemmeno vogliono la
riforma della prescrizione che, come è formulata oggi, manda in fumo tanti
processi (sempre alla faccia del diritto alla giustizia..).
Tutto questo succede nei giorni in cui si celebra
l’anniversario della strage di via D’Amelio e la morte del giudice Borsellino,
coi tanti misteri attorno ai mandanti, al depistaggio di stato e al cui
prodest.
Ma ora grazie alla riforma costituzionale saremo un
paese più stabile, capace di dare le risposte giuste ai problemi delle persone.
Forse anche a quelli di sicurezza.
Batsa intendersi di che sicurezza stiamo parlando.
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